Autobiografia di Enrico Rota
a cura di Giacomo Borgatti
ABSTRACT
L’autobiografia ripercorre l’intero arco di vita di Enrico Rota, nato nel 1943 ad Arceto, in un contesto familiare semplice ma ricco di relazioni e valori. L’infanzia è segnata dalla vita nel bar di famiglia, luogo di socialità, e dalla presenza significativa del nonno, figura creativa e anticonformista, il cui antifascismo lascia un’impronta etica duratura. I ricordi infantili, pur sfumati, evidenziano un ambiente comunitario coeso e una precoce sensibilità affettiva. Durante gli anni scolastici emergono con chiarezza attitudini e inclinazioni: una particolare predisposizione per la matematica e un forte impatto formativo esercitato dagli insegnanti, ricordati non solo per le competenze ma per l’umanità. Il passaggio dalle difficoltà iniziali in alcune materie al miglioramento tramite impegno personale diventa un primo segnale del metodo che caratterizzerà l’intera vita dell’autore. Gli studi universitari in Ingegneria, avviati a Parma e proseguiti a Bologna con specializzazione in ingegneria nucleare, costituiscono una fase centrale. Il percorso è descritto attraverso esami impegnativi, docenti autorevoli e risultati significativi, culminati nella laurea nel 1970. In questa fase emerge l’interesse per la fisica nucleare e per le implicazioni energetiche della ricerca scientifica. Il servizio militare rappresenta un’esperienza di disciplina e adattamento, con momenti di difficoltà ma anche di crescita personale e relazionale. Successivamente, la vita professionale si articola su tre direttrici principali: l’attività di ingegnere nel settore delle costruzioni, l’insegnamento tecnico nelle scuole superiori per quasi quarant’anni e la produzione scientifica e divulgativa. L’autore pubblica testi tecnici e opere di riflessione sul rapporto tra scienza e fede, ambito che diventa uno dei suoi interessi più distintivi. Accanto alla dimensione professionale, trovano spazio interessi personali come il ciclismo e il ricordo di un talento sportivo non coltivato, vissuto come rimpianto. Ampio rilievo è dato alla famiglia allargata, con una ricostruzione dettagliata delle vicende dei fratelli, dei nipoti e delle loro realizzazioni. La parte conclusiva introduce una riflessione sul presente, dominata dalla solitudine e dal senso di occasioni mancate, in particolare sul piano affettivo. L’autore riconosce errori e scelte non compiute, che generano rimpianto, e individua nella fede un elemento di consolazione. La narrazione si chiude con un bilancio esistenziale in cui convivono soddisfazione per i risultati raggiunti e consapevolezza delle mancanze personali. Nel complesso, il testo offre il ritratto di una vita coerente sul piano dell’impegno intellettuale e professionale, ma segnata da una tensione irrisolta tra realizzazione pubblica e incompiutezza privata.