autobiografia di Giovanna Sturloni
a cura di Lorella Bonini
ABSTRACT
L’autobiografia di Giovanna Sturloni è l’affresco di una vita semplice ma intensa, segnata da sacrifici, affetti profondi e una straordinaria capacità di adattamento. Nata a Reggio Emilia nel 1931, Giovanna è l’ultima di dodici fratelli, cresciuta in condizioni di povertà in una casa fatiscente a Santa Croce. I primi anni sono caratterizzati da precarietà e sovraffollamento, tanto da essere costretta a dormire presso dei vicini fino ai tre anni, prima del trasferimento in una casa popolare in viale Magenta. La sua infanzia è segnata dalla fatica, dal rigore familiare e da un’educazione scolastica interrotta precocemente: dopo la quinta elementare lascia la scuola per aiutare la madre in casa. Tuttavia, in un contesto in cui molte ragazze erano costrette a lavorare nei campi, Giovanna ha la possibilità di dedicarsi allo sport. A 15 anni entra nella squadra di pallavolo dell’associazione socialista ASSI, un’esperienza che segna gli anni più felici della sua giovinezza. L’autonomia e la fiducia che i genitori le accordano le permettono di vivere esperienze rare per l’epoca, come viaggi in motocicletta con il fratello o brevi trasferte sportive. Crescendo, Giovanna mantiene uno spirito indipendente. Conosce il futuro marito, Sergio, durante una serata allo Zibordi e, dopo tre anni di fidanzamento, si sposano. I primi tempi vivono con la suocera, un’esperienza difficile che la spinge a tornare temporaneamente dai genitori. Successivamente ottengono una casa popolare tutta loro, dove crescono i figli. Dopo un breve periodo come operaia alla Modelia (succursale Max Mara), lascia il lavoro per prendersi cura dei figli, anche su pressione del marito. Si reinventa lavorando da casa come sarta e, in seguito, collaborando saltuariamente con l’attività dei figli, che gestiscono una pasticceria e un ristorante. La figura del marito emerge come centrale: Sergio è descritto come un uomo generoso e premuroso, capace di gesti di autentico altruismo, come l’assistenza prestata a Mariangela, una vicina disabile senza famiglia. La vita familiare è al centro del racconto, con numerosi episodi legati all’educazione dei figli e al tempo trascorso con i nipoti, con cui Giovanna condivide le vacanze e momenti affettuosi. In età avanzata, Giovanna affronta problemi di salute, mobilità ridotta e la perdita delle amiche più care. Nonostante questo, continua a trovare conforto nella presenza della famiglia e nella routine quotidiana: i pranzi dai figli, le visite al centro Auser, le partite a carte con l’amica Marisa. La sua vita attuale è scandita dai ricordi: il profumo del ragù, le patate nella stufa, le vacanze al mare con i nipoti.