autobiografia di Marjorie Gwendoline Grantham
a cura di Rita Tassoni
ABSTRACT
Marjorie Gwendoline Grantham nasce nel 1923 in Birmania, allora colonia britannica, da genitori inglesi al servizio della Royal Colony. Trascorre l’infanzia tra le foreste dello stato di Shan, in una casa immersa nella natura, condividendo le giornate con il fratello minore e osservando con curiosità la vita della popolazione birmana. Tuttavia, la rigida separazione coloniale le impedisce di stringere legami con i bambini locali, e la sua educazione è severamente controllata dalla madre. A soli dieci anni lascia con tristezza la Birmania per frequentare un college femminile a Bedford, in Inghilterra, dove vivrà fino alla maggiore età. Al college Marjorie si distingue per il suo spirito vivace, la passione per lo sport – soprattutto per il “lacrosse – e l’inclinazione alla leadership. Sebbene cresciuta in un contesto elitario e disciplinato, riesce a stringere amicizie sincere, vivendo con entusiasmo l’esperienza scolastica. Durante gli anni del conflitto mondiale, affronta con coraggio le difficoltà della guerra, tra cui i bombardamenti su Londra, vissuti da vicino. Dopo il college sposa un ufficiale dell’esercito britannico, con il quale condividerà una vita itinerante, tra missioni militari e incarichi diplomatici. Seguendo il marito, Marjorie si trasferisce in Italia, in Germania – accanto al tragico campo di concentramento di Bergen-Belsen – poi a Cipro, in Indonesia e nuovamente in Germania. In ciascun paese si reinventa: insegna inglese, organizza attività benefiche, educa bambini con disabilità. L’impegno umanitario diventa un tratto distintivo della sua identità, così come la capacità di adattarsi con grazia a contesti diversi, mantenendo saldo il proprio spirito indipendente. Durante la permanenza in Indonesia adotta cinque bambini orfani, nonostante l’iniziale contrarietà del marito, dimostrando una profonda sensibilità sociale. In questo periodo raggiunge anche il ruolo di presidente del Women’s International Club, un’associazione femminile internazionale che le permette di stringere legami duraturi con donne di ogni provenienza. Alla fine degli anni ’60 rientra in Inghilterra e, dopo la fine del matrimonio, prosegue la sua vita tra la Toscana, la Francia e infine Reggio Emilia, dove oggi vive con la figlia Francesca. Nella sua casa conserva gli oggetti raccolti in tutto il mondo: batik, cesti, stoffe, fotografie, simboli tangibili di un’esistenza cosmopolita e appassionata. Marjorie racconta con vivacità le sue passioni: i cavalli, la bicicletta e, in età adulta, la scherma, sport che pratica con dedizione e spirito competitivo. Orgogliosa dei suoi risultati, partecipa a tornei per le mogli dei militari, innamorata non solo dello sport ma anche dell’etichetta e della bellezza della disciplina. Oggi, pur segnate dalla fragilità fisica, le sue giornate sono animate dal ricordo, dalla lettura, dal Club per anziani che frequenta, e dall’affetto della figlia. Riconosce con amarezza le barriere linguistiche e sociali che la separano dalla piena integrazione nel nuovo contesto italiano, ma apprezza il calore umano, l’apertura e il clima del Paese. La sua autobiografia è il ritratto di una donna indipendente, capace di unire mondi e culture in una vita “a due voci” fatta di radici britanniche e di una sensibilità profondamente internazionale.