autobiografia di Caterina Martino
a cura di Maria Adduce
ABSTRACT
L’autobiografia di Caterina Martino, nata nel 1947 a Cutro, è un toccante racconto di resilienza, povertà, sacrificio e amore. Cresciuta in una famiglia numerosa e indigente, Caterina affronta fin da piccola la durezza della vita: vive in una baracca, dorme su letti di fortuna e aiuta la famiglia raccogliendo erbe e vendendole per pochi spiccioli. L’infanzia di Caterina è segnata dalla rinuncia alla scuola per prendersi cura della sorella malata e dal lavoro precoce in una bottega di alimentari. Nonostante la miseria, trova conforto nella chiesa, dove canta nel coro e fa la chierichetta, ricevendo affetto da suore e sacerdoti. La narrazione si intreccia con episodi di innocente trasgressione, come il furto di oggetti al mercato, motivato dall’ansia di contribuire alla sopravvivenza familiare. L’infanzia di Caterina è una sequenza di fatiche: malattie dolorose, come le croste alla testa curate con il DDT, e umiliazioni da parte degli altri bambini. Eppure, mantiene sempre uno spirito battagliero e dignitoso. Il racconto prosegue con il primo amore e il matrimonio con Pietro, suo vicino di casa: la “fuitina” e il successivo matrimonio segnano una svolta nella sua vita. La vita matrimoniale è un periodo di rinascita. Pur continuando a vivere con pochi mezzi, Caterina si sente amata e rispettata. Pietro è un marito devoto e lavoratore instancabile, che le regala affetto e stabilità. Con lui, Caterina ha diversi figli, ognuno dei quali è al centro di storie intense: Gino, con i suoi gravi incidenti; Chiara, persa a soli cinque mesi; Paolo, malato ma guarito grazie a un voto al Santo Crocifisso; Antonio, sopravvissuto a una grave malattia; Lucia, la figlia-mammina dal forte carattere; e infine Vittoria, arrivata dopo 18 anni, la “piccola benedizione” della famiglia. Caterina affronta anche il difficile trasferimento da Cutro a Reggio Emilia, compiuto per offrire un futuro migliore ai figli. Qui la famiglia lavora duramente, riesce a costruire una vita dignitosa e viene accolta con rispetto. Ma il dolore più grande arriva con la perdita improvvisa di Pietro. Questo evento segna Caterina profondamente, la spinge nella depressione e le toglie il senso della vita. Con il sostegno dei figli e la fede, riesce però a rialzarsi. Gli ultimi anni sono segnati dalla fragilità fisica, ma anche da una grande forza interiore. Caterina si rifugia nei ricordi, trova conforto nella vicinanza dei figli e nella sensazione che Pietro, in qualche modo, sia ancora con lei. La sua storia è una testimonianza di forza, dignità e amore familiare, una voce potente che racconta la vita di una donna che ha trasformato la sofferenza in dedizione, il dolore in memoria viva, e la povertà in ricchezza affettiva.