Autobiografia di Ives Arduini
a cura di Mariangela Sorenti
ABSTRACT
L’autobiografia di Ives Arduini ricostruisce una traiettoria di vita segnata da perdita precoce, mobilità sociale attraverso lo studio e un forte investimento nel ruolo educativo. Nata nel 1947 a Praticello, cresce senza il padre, morto quando aveva pochi mesi. L’infanzia è caratterizzata dall’assenza materna temporanea per depressione e da un ruolo centrale dei nonni, in particolare del nonno materno, figura determinante nella formazione culturale e politica. Da lui eredita l’interesse per la lettura, la discussione e la storia, oltre a un orientamento critico verso l’autorità e le istituzioni, che emerge già nell’infanzia (episodi legati alla chiesa e alla scuola). Il contesto è rurale e segnato da difficoltà economiche: la madre, bracciante, sostiene da sola la famiglia. L’accesso agli studi è reso possibile da esenzioni e borse legate allo status di orfana di guerra. Il percorso scolastico è brillante e guidato da curiosità costante, tratto che permane lungo tutta la vita. L’adolescenza evidenzia tensioni con una madre percepita come rigida e controllante. Le relazioni affettive iniziali sono marginali e non strutturanti; il rapporto decisivo è quello con il futuro marito, Tauro, conosciuto in età giovanile. Il matrimonio avviene nel 1969 e comporta una fase iniziale complessa, legata alla necessità di costruire un equilibrio di coppia. Parallelamente alla vita familiare (due figli), Ives porta a termine gli studi universitari in Lettere con notevoli difficoltà organizzative, lavorando e accudendo i figli. La tesi, di ambito storico, richiede un lavoro di ricerca articolato tra archivi e fonti giornalistiche. Il conseguimento della laurea rappresenta un obiettivo perseguito con determinazione nonostante pressioni contrarie. La carriera professionale si sviluppa nell’insegnamento, con un percorso non lineare: incarichi precari, spostamenti frequenti e ritardi nell’assegnazione di una sede stabile. Ottiene il ruolo definitivo solo dopo anni, insegnando fino al pensionamento nel 2012. L’attività didattica è descritta come coinvolgente e orientata all’inclusione, con particolare attenzione a studenti fragili, come quelli seguiti in collaborazione con il CEIS, tra tossicodipendenza e marginalità sociale. Un elemento costante è l’impegno civile e politico, radicato nell’ambiente familiare e sviluppato nel tempo: interesse per la storia contemporanea, partecipazione a viaggi della memoria (Mauthausen) e ruolo attivo nell’ANPI. La dimensione familiare resta centrale anche nella maturità: il rapporto con i figli è basato sul dialogo, mentre quello con i nipoti assume una funzione educativa e affettiva, con attenzione all’equità e alla trasmissione di valori. L’esperienza di nonna è però condizionata dagli impegni lavorativi e familiari.