autobiografia di Alessandro Bertolini
a cura di Annamaria Togni
ABSTRACT
Alessandro Bertolini, nato nel 1928 a San Giovanni Querciola, nel comune di Viano (RE), offre in questa autobiografia una vivace testimonianza della vita contadina del Novecento, intrecciando esperienze personali e ricordi collettivi con straordinaria memoria e ironia. Cresciuto in una famiglia numerosa e umile, in un contesto agricolo segnato da fatica e miseria, Alessandro restituisce un ritratto autentico e partecipe di un mondo ormai scomparso. Fin dall’infanzia, il lavoro nei campi e la condivisione della vita familiare in una casa abitata da ben quindici persone formano il tessuto della sua quotidianità. Racconta episodi di monellerie infantili e le severe ma giuste correzioni del padre, figura silenziosa ma autorevole, e della madre Argentina, donna forte e generosa, capace di affrontare sacrifici immani per sostenere i suoi figli, andando persino a lavorare a Milano come balia. La narrazione si arricchisce di episodi drammatici e intensi, come l’incontro con i soldati tedeschi durante l’occupazione, il coinvolgimento giovanile nei partigiani, i pericoli sfiorati per un nonnulla e le strategie familiari per la sopravvivenza in tempo di guerra. Alessandro mostra una straordinaria capacità di adattamento: lavora nei campi, vende scarpe acquistate in Svizzera e fa il chierichetto dall’età di sei anni. Particolarmente significativa è la sua esperienza da emigrante in Svizzera nel secondo dopoguerra. A soli 18 anni, parte con pochi soldi e tanto coraggio, lavorando in una fattoria dove stringe un rapporto di fiducia e rispetto con i padroni, che lo trattano come un figlio. In Svizzera impara il francese, si adatta a nuovi ritmi, ingrassa mangiando mele e salsicce, e vive la sua “notte più lunga” dormendo in un vagone nella neve. Il ritorno in Italia è segnato dal servizio militare a Milano, dove si distingue come tiratore scelto vincendo gare di tiro a segno, episodio che rappresenta per lui un riscatto e una grande soddisfazione personale. Dopo la morte del padre, prende il suo posto nella cooperativa agricola locale, ma sente il richiamo dell’avventura e riparte per Ginevra, dove lavora in fornace. L’amore per Franca, sua futura moglie, è raccontato con delicatezza e determinazione. Dopo anni di attesa e scambi epistolari, riceve una lettera che sancisce la loro unione. Si sposano nel 1959 e iniziano insieme una nuova fase di vita. L’autobiografia è pervasa da un tono affabile, ricco di aneddoti, proverbi, espressioni dialettali e riflessioni argute. Alessandro non si presenta mai come eroe, ma come uomo semplice che ha affrontato ogni tappa con dignità, onestà e spirito pratico. Te c’hai la Madonna di S. Siro che ti protegge! è un omaggio a una generazione che ha fatto la storia del nostro Paese nella semplicità delle proprie azioni quotidiane.