autobiografia di Adelmo Catellani
a cura di Saverio Morselli
BREVE
Adelmo ha visto la sua giovinezza volare via, tra servizio militare e precoci responsabilità lavorative e familiari. Ma ha sempre guardato avanti, senza cedere ai rimpianti, per arrivare a dove è adesso. Ne deriva una vita che non può essere definita “avventurosa”, nel senso letterale del termine, ma che si snoda lungo un percorso continuo, spesso faticoso, alla ricerca della tranquillità.
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Adelmo Catellani si definisce “un uomo fortunato”. Ed effettivamente non si può dargli torto, ascoltando la storia della sua vita. Un’infanzia spensierata nel podere di famiglia, una giovinezza segnata solo marginalmente dalla guerra, la violenza del fascismo appena percepita, l’amore incontrato da giovanissimo, un matrimonio che dura da 70 anni, due splendidi figli, il lavoro che non è mai mancato e un presente che lo vede circondato dall’affetto dei suoi cari. Adelmo deve questa “fortuna” a quel suo modo tranquillo e sereno di affrontare le cose “nel verso giusto”, non si stanca di ripetere che gli deriva da un carattere forgiato dall’appartenenza a una famiglia numerosa e straordinaria, dalla quale ha appreso il senso del dovere e la bellezza della solidarietà, unitamente alla piena e consapevole accettazione della propria condizione di lavoro (dapprima contadino e poi caldaista). Un’evoluzione come garanzia di integrazione sociale e di emancipazione economica. Ascoltandolo, ne esce l’immagine di un uomo che ha trovato nel lavoro la propria identità, anche quando quel lavoro (il contadino) non lo gratificava. E che ha anteposto il senso del dovere e la famiglia agli svaghi tipici dell’età. Perché per lui prima di tutto viene la famiglia, quella di provenienza e poi quella costruita, nei confronti della quale mostra costantemente affetto e riconoscenza, in quanto dimensione irrinunciabile ed appagante della propria esistenza. Una vita alla ricerca di quella tranquillità, persino gioiosa, che Adelmo sembra anticipare sin da bambino mentre, seduto sul muretto di casa, guarda il mondo sgranocchiando una “cioppa” di pane sotto gli occhi divertiti dei passanti.