e lo dico con orgoglio
autobiografia di Luciano Casolari
a cura di Paola Masselli
ABSTRACT
Luciano Casolari, classe 1951, è il protagonista e narratore di questa intensa autobiografia che intreccia la sua vita con quella del piccolo borgo montano di Boccassuolo, in provincia di Modena. Fin dalle prime righe emerge il cuore pulsante della narrazione: un legame indissolubile con le radici, la memoria collettiva e le trasformazioni del territorio. Luciano racconta la sua nascita a Pavullo, la precoce partenza della madre per lavorare a Monza, e il continuo andare e venire tra la montagna e la pianura, simbolo del pendolo esistenziale che ha caratterizzato la sua vita. Il tono del racconto è conviviale, spesso colorito, intriso di aneddoti, diversi dei quali riguardano le lotte partigiane, che restituiscono l’anima schietta e autoironica di Luciano. Tra ricordi di infanzia e giovinezza, emerge l’importanza della comunità: dai racconti della scuola elementare e delle prime esperienze lavorative, fino agli episodi più divertenti vissuti come presentatore di eventi e fotografo amatoriale ai matrimoni. Spicca il suo amore per la parola scritta in forma poetica, soprattutto in rima, e il piacere di raccontare “come si faceva una volta”, conservando e trasmettendo una cultura popolare che altrimenti andrebbe perduta. Un tema costante è la nostalgia: per la montagna, per le tradizioni, per la genuinità dei rapporti umani. La narrazione non è mai banale: si passa dalla storia sociale – con episodi che mostrano la durezza della vita negli anni del dopoguerra, le tensioni politiche locali e le dinamiche della Chiesa – a riflessioni profonde sull’amore (soprattutto per la moglie Wilma), l’identità e il valore delle piccole cose. Luciano non nasconde i suoi limiti e insicurezze: racconta le sue difficoltà scolastiche, l’approccio pragmatico al lavoro e la scarsa predisposizione per certi mestieri manuali, ma tutto viene trasmesso con un’ironia che disarma. La figura di Wilma è centrale: presenza silenziosa e paziente, è co-protagonista di molti ricordi e aneddoti, contribuendo a creare un ritratto di coppia tenero e autentico. Anche la figlia Margherita e i legami familiari rivestono un ruolo fondamentale nel tessuto emotivo del racconto. Il desiderio finale dell’autore di essere sepolto a Boccassuolo con una semplice iscrizione “Un Boccassuolese” sintetizza lo spirito di un’esistenza ordinaria vissuta con straordinaria passione per la propria terra, la propria gente e le proprie storie.