autobiografia di Ada Braghiroli
a cura di Daniela Melioli
ABSTRACT
“Siediti… ti racconto” è il testamento lieve e tenace di Ada Braghiroli, nata nel 1921 e divenuta, a oltre cent’anni, la custode di una vita intensa, aspra, fiera. È la voce coraggiosa di una donna che ha attraversato un secolo senza mai piegarsi, accogliendo la fatica con mani forti e lo sguardo di chi ha imparato a contare sul proprio coraggio. Il suo racconto è una finestra aperta su una memoria collettiva, sul mondo dei contadini, dei saltimbanchi, delle donne combattenti, dei soprusi taciuti e delle piccole rivoluzioni silenziose. Ada nasce nella miseria della campagna modenese, in una famiglia schiacciata dalla fame. Il padre, assente e dissoluto, costringe la madre a farsi carico dell’intera famiglia, finché una scelta inattesa cambia le sorti della loro vita: l’incontro con un artista di circo, che accoglie madre e figli nella sua compagnia. Inizia così, per Ada, una seconda nascita: quella tra i tendoni, i numeri acrobatici, la vita nomade. Impara a camminare sul filo, a piegare il corpo nella contorsione, a stare in equilibrio dove tutto vacilla. E forse questa immagine è la metafora più nitida della sua intera esistenza. Il racconto si fa via via più intimo e vibrante. L’esperienza del circo, vissuta come un’occasione di emancipazione e riscatto, si interrompe bruscamente con lo scoppio della guerra. Ada si sposa giovanissima, il marito parte per il fronte, e lei si ritrova di nuovo sola. Al ritorno, la disillusione è totale: lui rifiuta il lavoro stabile, non si assume responsabilità. Sarà lei, ancora una volta, a portare avanti la famiglia, a crescere i figli, a piegare la schiena. Fa di tutto: la contadina, la trattorista, la pelatrice di galline, l’operaia nelle cantine, la donna delle pulizie per i centralini telefonici della montagna reggiana. Ada non si risparmia, si sporca le mani, guadagna anche “come un uomo”, dice lei con un filo d’orgoglio e di amarezza. La tragedia si abbatte di nuovo: il marito muore giovane, lasciandola sola con due figli piccoli. Eppure, Ada resiste. Non cerca compassione, non chiede l’elemosina dell’attenzione. Lavora. Ama. Lotta. La sua forza è nella dignità quotidiana, nella capacità di non perdere sé stessa nel dolore. E se oggi la solitudine a volte pesa, se il tempo ha allentato i legami, Ada non smette di raccontarsi, di sorridere, di tifare la Reggiana dagli spalti come un’ultras centenaria, di accarezzare le foto dei suoi figli, dei nipoti, delle imprese sul filo.