Sgàmberlain

autobiografia di Raffaella Messori
a cura di Giovanna Pisi

scarica la biografia

ABSTRACT

Raffaella Messori nasce a Riccione, in una famiglia colta e affettuosa, attraversata da una vena artistica e da una sensibilità ironica e filosofica. Cresce tra Villa Bagno e Reggio Emilia in un contesto che alterna il rigore contadino alla curiosità intellettuale. Durante gli anni della guerra, l’infanzia si colora di episodi vividi: il soprannome “Sgàmberlain” le viene affibbiato per il suo sgambettare instancabile, come un piccolo Chamberlain con le gambe lunghe. Quegli anni difficili non cancellano la gioia per i piccoli piaceri, come recitare poesie all’asilo, o indossare un mantello da “piccola italiana” con movenze da principessa. La famiglia rappresenta per Raffaella un ambiente saldo, pieno di amore e rispetto, dove non ha mai conosciuto la sofferenza. L’educazione scolastica, vissuta tra rigore e fascino, la vede eccellere fin da piccola, con una borsa di studio alle scuole medie e poi con uno spirito indipendente che si manifesta anche nel rifiuto delle imposizioni di genere: come quando, candidata a Miss Italia, si rifiuta di mostrare le gambe, preferendo conservare dignità ed equilibrio. Durante l’adolescenza si affaccia alla vita con eleganza e sobrietà. Il primo amore vero è Francesco Bianchi, detto Checco, colto e ironico, che diventerà suo marito e compagno di vita. Si sposano nel 1955 e iniziano un’esistenza condivisa fatta di complicità, intelligenza, rispetto reciproco. Raffaella sceglie di dedicarsi alla famiglia, accompagnando i figli nella crescita con attenzione, protezione e partecipazione. Segue il loro sviluppo con discrezione ma fermezza, nel contesto sociale e culturale degli anni ’70, segnato da incertezze e nuovi rischi giovanili. Ma Raffaella è anche artista: a 50 anni, con i figli ormai grandi, fonda “Mayflower”, una bottega-atelier ispirata a un viaggio a Parigi. Qui realizza opere pittoriche con la tecnica delle velature antiche, ispirandosi ai maestri del passato. La sua pittura è fatta di ricerca, lentezza, precisione, e incontra grande apprezzamento. Lavora anche su commissione, per interni e decorazioni, ottenendo riconoscimenti da committenti importanti, sebbene il mondo dell’arte locale, dominato da uomini, non le renda mai piena giustizia. Dopo la morte di Checco, affronta un dolore profondo e silenzioso. La pittura diventa un rifugio e una forma di resilienza. Continua a creare, nonostante la chiusura della bottega, dedicandosi all’arte in forma più intima. La memoria del marito resta viva, parte integrante della sua quotidianità e delle sue riflessioni più intime.

puoi contattarci compilando il form sottostante, ti risponderemo quanto prima