autobiografia di Mariano Mariani
a cura di Vanna De Bernardi
ABSTRACT
L’autobiografia di Mariano Mariani, intitolata Radici, è un toccante viaggio nella memoria, un percorso che si snoda attraverso la storia familiare, le vicende personali e i profondi legami affettivi che hanno segnato la sua esistenza. Nato nel 1933 a San Martino in Rio, Mariano affonda le sue radici in una famiglia dal forte senso identitario, documentata fino al Cinquecento, con un ricco patrimonio di documenti e ricordi che ha sempre custodito con cura. La figura paterna è centrale nel racconto: uomo di straordinaria rettitudine, adottato in giovane età insieme ai fratelli dopo la morte dei genitori, visse esperienze significative come la campagna d’Africa, la Prima Guerra Mondiale e una lunga carriera da insegnante. La madre, di origini nobili, visse una vita più lineare, ma non priva di sacrifici, soprattutto durante la guerra e il dopoguerra, quando dovette affrontare la miseria e l’epurazione subita dal marito. Il racconto si sviluppa con uno stile ricco di aneddoti e descrizioni vivide. Mariano rievoca con affetto la grande casa patriarcale, la vita di paese, i giochi nel campo sportivo, l’asilo gestito dalle suore, le birichinate dell’infanzia, le difficoltà della scuola e la disciplina severa del padre, che fu anche suo maestro. L’infanzia fu segnata dalla povertà, dalla guerra e dai bombardamenti, ma anche da episodi di ingenua libertà, come quando seguì un gregge fino a perdersi. Particolarmente emozionanti sono le pagine dedicate alla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale Mariano visse l’occupazione tedesca, le contraddizioni del fascismo vissuto in famiglia, il crollo del regime, la guerra civile tra fascisti e partigiani, e l’epurazione post-bellica. Il padre, coinvolto nel fascismo per senso del dovere più che per convinzione ideologica, visse un periodo difficile che mise alla prova l’intera famiglia. La narrazione è pervasa da un forte senso del passato come risorsa identitaria. Mariano si fa custode della memoria, raccoglie documenti, fotografie, lettere e oggetti antichi come il vocabolario dell’Accademia della Crusca del 1708 o il documento del 1795 della Repubblica Cispadana. È evidente la volontà di lasciare una testimonianza alle future generazioni, specialmente ai nipoti, ai quali il libro è dedicato. Il racconto non è solo nostalgia: è una riflessione lucida sul cambiamento sociale, economico e culturale dell’Italia del Novecento. Dalla fame e dalla povertà del dopoguerra alla trasformazione delle campagne, dalla mancanza di infrastrutture all’emigrazione, Mariano offre un affresco realistico e personale della storia italiana vissuta dal basso. L’autobiografia si conclude con una profonda gratitudine verso i genitori, i fratelli, gli zii e tutte le figure che hanno contribuito alla sua formazione.