Quel filo che legava le spighe

autobiografia di Adriana Spaggiari
a cura di Tiziana Spadacini

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ABSTRACT

Adriana è una bella signora bionda, ordinata e curata nell’abbigliamento, senza eccessi, ha classe, è una sua dote innata. Attraverso il suo racconto ho immaginato la sua casa di Canali, due stanze cucina e cantina per dieci persone, ho visto il vecchio tagliere di legno con la conca nel centro creata dall’utilizzo quotidiano di tanti anni, e sul tagliere il trito della cipolla per fare il soffritto per la pasta. Il tegamino blu usato solo per fare il caffè, tutto nero dentro sempre pronto. Quel caffè durava tre quattro volte, non si buttava, ogni volta se ne aggiungeva sempre un pochino. La padella per friggere, con il fondo così nero di fuliggine che ci si pulivano le scarpe. Ho visto attraverso il suo racconto le belle buche d’acqua che c’erano nel Crostolo, e anche quella che c’era vicino alla Tenuta Agricola che ora si chiama “La Razza”, dove Adriana con amici e amiche nella calura estiva andava a fare il bagno, a giocare, a divertirsi. Le ho visto le noci in tasca, raccolte nelle giornate d’autunno, nei prati dove controllava le mucche del contadino. Quell’ovino appena fatto, ancora caldo preso nel pollaio, di nascosto e bevuto. Il solaio della famiglia Ganapini, la luce che filtrava dall’esterno, la polvere, il fascino del tempo che lì pareva fermo, il profumo delle mele raccolte per l’inverno, le noci, le nocciole, l’uva nei tralci ad appassire come scorta di frutta per i mesi a venire. Saggezza e lungimiranza dei contadini. Ho visto un gruppo di bambini attorno al loro papà che con sensibilità e buon senso li stimolava a spigolare, Li incitava e per far sì che non sentissero la fatica e il caldo raccontava a loro di quei bei gnocchetti rotondi che la mamma sapeva preparare e che si ricavavano da quelle spighe. Ho sentito il forte legame tra sorelle e fratelli, la condivisione. La disponibilità di Adriana ad anteporre i bisogni di sua sorella Maria rispetto ai suoi sogni. E più tardi anche la delusione nel constatare la poca riconoscenza da parte del cognato. Ma lei non si ferma, guarda oltre, è consapevole che dalle persone si può prendere solo ciò che ci vogliono dare. Nella sua vita “dare” è stato ed è importante. Ha saputo costruire una bella famiglia, crescere un figlio a dir poco speciale, circondarsi dell’amore delle persone care. Ha saputo accettare gli schiaffi della vita senza recriminare, o peggio ancora rimanerne prigioniera.

Tiziana

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