Piccola scintilla

autobiografia di Halina Drozd ved. Consolini
a cura di Gianpietro Bevivino

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ABSTRACT

L’autobiografia di Halina Drozd è la testimonianza appassionata di una vita attraversata da ideali profondi, primo fra tutti quello della patria, vissuto con coerenza incrollabile, sofferenza e fierezza. Nata in Polonia nel 1928, Halina è protagonista, sin dalla prima adolescenza, di un impegno patriottico che segna in modo indelebile la sua esistenza. Con l’invasione nazista del 1939, la sua vita cambia radicalmente. Ancora adolescente, entra nella resistenza polacca, formandosi come staffetta partigiana in un contesto durissimo. Con coraggio e dedizione, affronta quotidianamente lunghi e pericolosi tragitti per trasportare armi, documenti e ordini nascosti nel pane o nel latte, in una lotta clandestina contro l’occupazione tedesca. A soli 14 anni, durante una missione, viene colpita da una pallottola che le attraversa la spalla, lasciandola per mesi in bilico tra la vita e la morte e condannandola a un’invalidità permanente. Ma la ferita che più fa male ad Halina è l’amarezza per l’assenza di riconoscimento ufficiale da parte delle istituzioni. Né il nuovo regime comunista polacco – che considera “nemici” i partigiani non legati a Mosca – né le associazioni italiane o internazionali le hanno mai concesso una piena legittimazione. Eppure, Halina ha continuato a rivendicare con orgoglio il suo nome di battaglia, Iskierka (“piccola scintilla”), e l’ideale di libertà per cui ha rischiato la vita.Il suo patriottismo si esprime anche nella coerenza con cui rifiuta compromessi politici e ideologici: non si iscrive mai al partito comunista, perdendo per questo l’accesso a prestigiose cariche lavorative. È emblematica la sua ferma opposizione, anche in Italia, al comunismo, vissuto come negazione della libertà individuale e della verità storica. Questa coerenza non la rende dogmatica, ma profondamente consapevole del prezzo che la sua generazione ha pagato per la libertà. Trasferitasi a Reggio Emilia dopo il matrimonio con un tecnico italiano conosciuto a Varsavia, Halina porta con sé il suo bagaglio di memoria e idealismo. In Italia si integra faticosamente, ma con dignità, prestando la sua opera come interprete culturale nei rapporti tra le città gemellate e accompagnando anche Luciano Pavarotti nella sua prima tournée in Polonia. Ci tiene a mantenere viva la memoria dei legami storici tra i due Paesi, ricordando con orgoglio che l’inno nazionale polacco fu composto proprio a Reggio nel 1797, in nome di un’unità europea che nasceva dal sangue e dai sogni condivisi. La vicenda personale di Halina – le sofferenze fisiche, l’ostilità ideologica, la solitudine, le malattie – non la allontana mai da un sentimento civico profondo. La sua dedizione alla verità storica, al valore della testimonianza e alla difesa della propria dignità morale è il filo rosso che attraversa l’intera autobiografia. La patria, per Halina, non è un’astrazione retorica, ma una responsabilità concreta, vissuta nel corpo e nell’anima, ogni giorno, fino all’ultima pagina.

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