Petali di Rosa Bianca

autobiografia di Bianca Pezzi
a cura di Gaetano Giglio

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ABSTRACT

C’è un mondo antico che affiora pagina dopo pagina nell’autobiografia di Bianca Pezzi, narrato con la semplicità sincera di chi ha attraversato epoche, dolori e meraviglie senza mai smarrire il cuore. Bianca, nata Rosa Bianca per un gioco anagrafico, ci invita a sfogliare con lei i petali della sua vita, come un mazzo di ricordi custodito con amore e lucidità sorprendente. Il racconto si apre con l’immagine tenera della bambina che, ogni sera, mano nella mano alla madre, contempla la luna recitando una filastrocca. È l’inizio di un viaggio che si snoda attraverso la memoria: dall’infanzia rurale a Massenzatico – fra campi, nonni amorevoli, gelati del carrettino e giochi nei fossi – fino alla maturità segnata da lavoro, maternità, lutti e rinascite. Con linguaggio limpido e vivace, Bianca ci restituisce il profumo delle estati contadine, la dolcezza delle amicizie femminili, la tenacia del padre mutilato di guerra, la bontà delle donne di casa, tutte figure che abitano il suo racconto con un calore che commuove. Tra i passaggi più intensi emerge l’incontro con Giorgio, il grande amore della sua vita. Dapprima cliente curioso del suo negozio, poi compagno di ogni giorno per 67 anni, Giorgio è ritratto come uomo allegro, generoso, pratico e profondamente presente. La loro unione, fatta di piccole intese e gesti quotidiani, diventa il centro affettivo dell’intera narrazione. Quando lui se ne va, caduto tragicamente per le scale, il dolore di Bianca è palpabile, struggente. È il petalo più spinoso della sua rosa. La narrazione non è solo dolcezza e nostalgia. Bianca racconta anche di difficoltà: i suoi problemi congeniti alle anche, le operazioni chirurgiche, la crisi epilettica, le fatiche fisiche che però non hanno mai spento la sua mente acuta e giocosa. Con autoironia e forza, si reinventa anche “star” radiofonica e televisiva, vincendo concorsi culinari e affascinando il pubblico con la sua naturalezza disarmante. Centrale è la figura della figlia Claudia, presenza costante, affettuosa e discreta, che raccoglie oggi l’eredità di affetto e dedizione lasciata da Giorgio. Ed è proprio questo legame, filiale e profondo, a dare alla narrazione un respiro che supera il privato per farsi testimonianza universale: di cosa significhi amare, ricordare, vivere. L’autobiografia di Bianca è una dichiarazione d’amore alla vita vissuta, alle sue gioie semplici e alle sue perdite, un invito a guardare indietro con gratitudine, anche se con le lacrime agli occhi. In un tempo in cui tutto scorre troppo in fretta, Petali di Rosa Bianca ci ricorda che la memoria è un giardino da coltivare con cura, e che ogni vita, anche la più umile, è degna di essere narrata.

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