autobiografia di Annamaria Paltrinieri
a cura di Sonia Cantagalli
ABSTRACT
Cresciuta in un ambiente rurale e poi trasferitasi a Reggio Emilia per via del lavoro del padre ferroviere, Annamaria descrive con affetto e nostalgia i primi anni di vita, le dinamiche familiari e la calda accoglienza ricevuta nella nuova comunità. Dalla sua infanzia emergono ricordi vividi: la figura della madre giovane e severa, la sorella con cui condivideva i giochi, la vita in una casa di campagna animata da presenze femminili anziane, e il forte senso del dovere del padre che, studiando, migliorò la propria posizione diventando capostazione. L’adolescenza è segnata dalla Seconda guerra mondiale: gli allarmi, i bombardamenti, la fuga da Reggio per sfollare a Cadelbosco Sopra, dove la famiglia trova rifugio presso contadini generosi. Nonostante le privazioni e le razioni, Annamaria racconta un periodo sereno, fatto di scuola, pane appena sfornato e solidarietà. Dopo il diploma magistrale nel 1945, Annamaria inizia a lavorare come insegnante, facendo supplenze anche in paesi lontani. L’amore arriva con un vicino di casa, un uomo più grande di lei che aveva vissuto l’esperienza della guerra in Africa. Si sposano e nascono momenti di grande felicità, soprattutto con la nascita della figlia Paola. Ma la vita subisce una svolta tragica quando, a soli 25 anni, Annamaria contrae la poliomielite. Dopo un ricovero a Bologna, rimane paralizzata alle gambe. Nonostante il dolore fisico e la solitudine (molte amiche si allontanano per paura del contagio), riesce a riorganizzare la propria esistenza: continua a gestire la casa dalla carrozzina, mantiene la sua passione per il cucito, cresce con amore la figlia e mantiene uno spirito forte e resiliente. Anche Paola, brillante e sensibile, vive un destino doloroso: si sposa, ma il marito Ernesto muore improvvisamente in un incidente a 27 anni. Il lutto colpisce duramente Annamaria, che rivede in questa tragedia il proprio passato. Tuttavia, un nuovo raggio di luce arriva con la nascita del nipote Fabio nel 1989, a cui dedica tutto il suo affetto. Negli anni successivi, Annamaria affronta la perdita del marito e il progressivo aggravarsi delle sue condizioni fisiche, ma continua a vivere circondata dall’amore della famiglia.