autobiografia di Oliva Meli
a cura di Edda Giovanardi
ABSTRACT
Oliva non nasce nel settembre 1937 durante la vendemmia, ma è sotto un filare di vite che nasce il suo primo ricordo: “spigolare” l’uva per fare il sugo. Il papà Eugenio, originario di Bergamo, si è stabilito all’Argine dopo un’avventurosa vita del nonno al seguito dei garibaldini e nel Partito d’Azione. Oliva ha tre fratelli, una famiglia quindi di sei persone povera, senza terra, senza casa e senza niente: la madre va a giornate dai contadini e il padre fa il bracciante. Oliva non ha mai avuto giocattoli, avrebbe tanto desiderato una bambola, ma si accontenta di uno straccetto riempito di cenere e con bastoncini per braccia e gambe. Una sola bambola ha avuto in regalo in occasione del suo matrimonio, ma le è stata rubata poco tempo dopo. Della guerra ricorda un soldato tedesco, passato davanti alla sua casa durante la ritirata, che le ha dato una cioccolata, la sua prima cioccolata. Poi l’ha fatta giocare dicendo che gli sembrava di giocare con sua figlia. Del periodo di guerra ricorda pure le incursioni di “Pippo” o il fatto che, pur non avendo mai patito la fame, si mangiava sempre pane nero e di un curioso scambio di pane nero con pane bianco con una compagna di scuola. La scuola è stata una brutta esperienza per la severità delle maestre e per un castigo secondo lei immeritato e da allora ha sempre amato fare e lavorare, ma mai aprire un libro o comprare un giornale. Ricco di particolari il rapporto con il padre, morto giovane, e con la mamma che ha assistito fino alla età di 94 anni; i valori da loro ereditati e di quello che si faceva in famiglia: arrangiarsi in cucina, condividere il poco cibo, l’uccisione del maiale e la sua lavorazione. Comincia a lavorare come sarta a 11 anni, mettendo le “pezze alle braghe” e poi da un sarto per uomo, acquisendo molte abilità che ha speso in varie aziende prima a domicilio e poi in fabbrica. Conosce l’infermiere Enzo, detto Pipo, all’ospedale in occasione di una visita ad un vicino di casa. Con lui è stato un colpo di fulmine, 6 anni di fidanzamento, il matrimonio e poi il viaggio di nozze accompagnata dal padre. Una lunga vita insieme con il grande rammarico di non aver avuto figli, ma serena ed allargata a fratelli, sorelle, cognati e nipoti. Oliva afferma di essere nata in una bella epoca: ha conosciuto la miseria, ma ne ha riconosciuto alcuni valori; ha imparato a voler bene alla gente, ha sposato un uomo d’oro e, pur non avendo figli, ha l’affetto e la compagnia dei nipoti e dei vicini.