Nascere e rinascere

autobiografia di G.
a cura di Giovanna Pisi

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ABSTRACT

“Nascere e Rinascere” è l’autobiografia di un uomo di novant’anni che ripercorre le tappe della propria esistenza, intrecciando memorie intime e riflessioni profonde. La narrazione prende avvio dall’infanzia segnata da una precoce maturità forzata, con una figura paterna affettuosa ma assente e una madre dolce, generosa e devota, mai dimenticata. Il racconto si apre tra giochi d’infanzia, animali domestici e un precoce amore per la lettura e la poesia, in particolare quella di Giacomo Leopardi, compagno silenzioso e costante della sua vita, citato spesso nel testo. Durante l’adolescenza, G. mostra doti scolastiche brillanti, tanto da superare l’esame per il liceo classico con ottimi risultati. Tuttavia, le tensioni familiari e una fragilità nervosa lo portano a interrompere gli studi di medicina, abbandonati dopo un esaurimento nervoso. Si reinventa allora imprenditore, fondando un’azienda di manichini sartoriali, che gestisce con discreto successo e spirito inventivo, prima di venderla per dedicarsi ad altro. Nonostante alcune delusioni – come il furto di una sua idea mai brevettata – conserva uno sguardo sereno sulla vita lavorativa, considerata più un mezzo di sostentamento che fonte di realizzazione. Centrale nel racconto è la famiglia: l’incontro con la moglie, molto più giovane, avviene a San Polo e dà inizio a un’unione solida e longeva, fondata su rispetto e affetto profondo. Il matrimonio, celebrato con sobrietà, segna l’inizio di una nuova vita, coronata dalla nascita di due figlie. Di entrambe, G. descrive con orgoglio l’intelligenza, la vivacità e le vite costruite con amore, nonostante le difficoltà. I nipoti, ognuno con proprie doti e passioni, diventano fonte di gioia e continuazione affettiva, particolarmente la più giovane, definita “un piccolo genio”. La parte dedicata alla guerra si distingue per il tono distaccato: G. si tiene ai margini degli schieramenti, definendosi indipendente e rifuggendo da ogni estremismo. Aiuta un amico partigiano, sfugge ai rastrellamenti grazie a stratagemmi e solidarietà, e vive la Liberazione con sollievo ma senza enfasi. Critico verso gli opportunismi postbellici e i voltafaccia ideologici, elogia figure come De Gasperi, emblema per lui dell’“aurea mediocritas”, principio che abbraccia anche nella propria visione dell’esistenza. Nel presente, l’autore affronta con dignità il declino fisico e la quasi cecità, vissuta come una delle più grandi privazioni, soprattutto per chi come lui ha sempre amato leggere e osservare. Tuttavia, conserva lucidità mentale, spirito pratico e un forte senso di gratitudine verso la famiglia. La casa, i rituali quotidiani, le visite dei cari, costituiscono il suo ancoraggio affettivo. G. riflette infine sul senso della vita e sul valore della normalità, che per lui è da salvaguardare e coltivare con fantasia. Rifiuta ogni pretesa di superiorità o successo, difende la bellezza della semplicità e la ricchezza dei rapporti umani, sottolineando come intelligenza e spiritualità possano convivere, e come, alla fine, la cosa più importante sia vivere con coerenza e affetto.

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