autobiografia Ivano Garlassi
a cura di Giorgio Vicentini
ABSTRACT
L’autobiografia di Ivano Garlassi, nato a Coviolo nel 1931 da una famiglia contadina, è un vivido affresco di vita vissuta tra la campagna reggiana, la guerra, il lavoro, l’amore e la famiglia. Cresciuto in una casa rurale priva di comfort, Ivano ricorda un’infanzia difficile, segnata da fragilità fisiche – fu soprannominato “magagna” per i problemi di salute – e dalla miseria. Trascorse parte dell’infanzia in sanatorio a Sestola per curare la bronchite, un periodo duro, ma decisivo per la sua guarigione. Fin da piccolo dovette contribuire ai lavori nei campi e nelle stalle. Durante la guerra, con il padre e lo zio al fronte, si occupò con il nonno della gestione dell’azienda agricola. Racconta episodi drammatici legati al conflitto, come l’eccidio dei civili a Coviolo e la paura durante i bombardamenti. Nonostante ciò, conserva ricordi di giochi semplici, il sabato fascista e la vita nelle stalle, tra il calore umano e i racconti. Dopo la guerra, la mezzadria divenne insostenibile economicamente: i contadini cominciarono ad abbandonare la terra. Anche Ivano lasciò la campagna per lavorare in città. Provò vari mestieri, tra cui operaio edile, demolitore d’auto, e infine corriere, attività che svolse per anni con passione, apprezzandone il contatto con i mezzi di trasporto, che ha sempre amato. A ventisei anni conobbe Liliana, la futura moglie, in una balera. Dopo un fidanzamento durato alcuni anni, si sposarono e formarono una famiglia unita, con due figli: Marina e Fabio. Ivano racconta con orgoglio il ruolo della madre nell’aiutare a crescere i nipoti e ricorda i momenti condivisi con la moglie, i viaggi, il cinema e le vacanze in montagna e al mare. Costruirono la loro casa con fatica e determinazione, vivendo inizialmente in un appartamento in soffitta. Anche nella vecchiaia Ivano continuò a lavorare saltuariamente in campagna per passione, finché la morte della moglie segnò una svolta. La perdita fu dura, ma Ivano affrontò la solitudine con dignità e senso pratico. Oggi, in pensione, vive da solo ma circondato dall’affetto dei figli e dei nipoti. Passa il tempo con piccole attività quotidiane, giochi di carte con gli amici e lunghe riflessioni sulla vita, tra ricordi di guerra, lavoro e affetti. Con umorismo e lucidità, sottolinea come molti dei “forti” non ci siano più, mentre lui, la “magagna”, è ancora vivo.