autobiografia di Maria Giovanna
a cura di Edda Giovanardi
ABSTRACT
Siamo nel 2009 quando Maria Giovanna, che ha 83 anni, inizia a scrivere all’amica Elvira alcune lettere raccontando della sua “piccola vita”. È da poco uscita da due mesi di coma, la salute è così così, ma i momenti di gioia ci sono ancora e, a sostenerla, una forte fede che le dà coraggio per andare avanti. Ha da poco ricevuto la visita del Vescovo ed è stata l’occasione per incontrare nella sua casa parenti e vicini. Elvira, come tutti i vicini e i parenti, la conosce con il nome di Giannina, vezzeggiativo datole subito dopo la nascita per le sue condizioni precarie. Giannina, con una mamma di appena sedici anni e ammalata di polmoni, viene messa a balia. E questa “lontananza” dalla madre continua sia per lei che per il fratello perché a quei tempi non c’erano le cure adeguate per la tubercolosi. Ha vissuto l’infanzia in una classica famiglia patriarcale dove i figli, pur essendo adulti, devono subire l’autorità del padre. A questo si aggiunge che lei è sempre stata considerata la “figlia del peccato”. Giannina ha sei anni quando il padre decide di trasferirsi, con moglie e figli, a Sant’Ilario e poi nella frazione di Taneto, e di iniziare un’attività di lavoro per conto terzi in agricoltura. I giochi che ricorda sono nascondino e la settimana ed i giocattoli che ha posseduto sono stati una bambola di panno lenci e un bambolotto di plastica. La mamma muore quando lei frequenta la terza elementare e sono struggenti i ricordi della mamma, di questa distanza tra loro due, della gelosia nei confronti del fratellino piccolo e del giorno del funerale. Gli anni del collegio sono sereni e positivi con le maestre e con le compagne. Si è in epoca fascista e deve studiare la cultura fascista. Un ricordo vivo è la preparazione della visita (poi annullata per il maltempo) del gerarca fascista Achille Starace, ma anche i bombardamenti, o i rastrellamenti durante la guerra. Con rammarico non può proseguire gli studi e, al termine della quinta elementare, impara il lavoro di sarta che eserciterà per tanti anni e con molte soddisfazioni. Conosce il futuro marito, poliziotto in servizio presso la Questura di Reggio Emilia, è ha una figlia. Il matrimonio e la nascita della figlia sono senz’altro due momenti di grande felicità. Una fede semplice e profonda ha accompagnato tutta la vita di Giannina dai primi ricordi del Natale, alla vicinanza al padre nei momenti di difficoltà e malattia della madre e della matrigna, alla gratitudine verso le zie che hanno aiutato lei e il fratello durante la loro infanzia. E comelei ha sempre detto “Anche la vita più piccola ha una storia da raccontare”.