L’artigiano delle scarpe

Autobiografia di Sterino Tincani
a cura di Tiziana Tondelli

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ABSTRACT

L’autobiografia di Sterino Tincani ricostruisce una vita fondata sul lavoro artigianale, sull’autonomia operativa e su un forte radicamento nella comunità locale. Nato nel 1932 in un contesto rurale, trascorre l’infanzia tra povertà materiale e assenza prolungata dei genitori, spesso costretti a lavorare lontano. La crescita avviene a stretto contatto con i nonni e con il mondo contadino, in condizioni segnate dalla scarsità di cibo e dalla necessità di arrangiarsi. L’esperienza della guerra incide profondamente: razionamenti, fame, presenza dei tedeschi, deportazione temporanea del padre e contatti indiretti con la realtà partigiana. Il racconto restituisce un clima di violenza diffusa e di instabilità anche nel periodo immediatamente successivo alla Liberazione. L’istruzione formale è marginale e poco significativa; l’apprendimento si sviluppa invece attraverso l’esperienza pratica. Fin da giovane manifesta una predisposizione manuale che lo conduce verso il mestiere di calzolaio, appreso inizialmente in ambito locale e poi perfezionato in una bottega a Reggio Emilia. L’evoluzione professionale è caratterizzata da una progressiva autonomia: da apprendista a artigiano indipendente, fino all’apertura di un proprio laboratorio ad Albinea, attivo per oltre cinquant’anni. Elemento distintivo della sua identità è la distinzione tra “ciabattino” e “calzolaio”: non solo riparazione, ma capacità di progettare e realizzare scarpe. La competenza tecnica si accompagna a una tensione costante verso la sperimentazione e la comprensione dei processi costruttivi. Questa attitudine gli consente di acquisire riconoscimento locale e professionale, fino alla partecipazione a competizioni di settore, con risultati rilevanti. Il laboratorio non è solo luogo di lavoro, ma anche spazio sociale: punto di incontro, scambio e discussione, soprattutto su temi sportivi. Parallelamente, Tincani sviluppa un forte coinvolgimento nella vita comunitaria, in particolare attraverso lo sport. Gioca a calcio a livello dilettantistico, partecipa all’organizzazione di squadre e iniziative locali e contribuisce alla realizzazione di infrastrutture sportive. L’impegno politico è presente ma secondario rispetto all’azione concreta; si definisce socialista, mantenendo però un atteggiamento indipendente. Il servizio militare nei paracadutisti rappresenta una fase significativa, vissuta come esperienza formativa in termini di disciplina e competenze tecniche. La dimensione familiare si struttura attorno al matrimonio con Anna, relazione stabile e duratura. Il racconto include eventi critici: la perdita del primo figlio durante il parto e le difficoltà di salute del figlio Marco, che tuttavia raggiunge una propria autonomia lavorativa. In età avanzata, problemi di salute interrompono l’attività lavorativa e conducono all’ingresso in una struttura assistenziale. Nonostante ciò, permane un orientamento all’autonomia e alla relazione, con mantenimento di legami familiari e sociali.

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