autobiografia di Corrado Masini
a cura di Maria Pia Chiesi
ABSTRACT
Corrado Masini nasce a Reggio Emilia nel 1933, nel cuore del vecchio ghetto ebraico. La sua infanzia è segnata da una famiglia disgregata e da un’assenza d’affetto profondo. Il padre, Afro, uomo affascinante, ma distante e autoritario, lo tiene a distanza emotiva, mentre la madre, troppo protettiva e subalterna al marito, non riesce a colmare il vuoto affettivo del figlio. Corrado racconta un’infanzia fatta di silenzi, paure e inadeguatezze, in una casa modesta ma dignitosa, nel dopoguerra italiano. Il racconto prosegue tra ricordi di una società austera, in cui il cibo era semplice e le regole rigide, tra i contrasti politici in famiglia e l’educazione religiosa vissuta con senso di colpa e oppressione. Le differenze sociali e il senso di esclusione segnano Corrado fin da bambino, così come la mancanza di autonomia nelle scelte scolastiche e lavorative: sognava di studiare musica o regia, ma fu ostacolato dal padre. Finì per lavorare come bidello e attrezzista teatrale, vivendo in parallelo una vita interiore intensa e silenziosa. Sposatosi per convenzione sociale, intrattenne un matrimonio affettuoso ma privo di amore vero, segnato da difficoltà emotive e comunicative. Solo dopo la morte del padre, Corrado trova il coraggio di affrontare la propria omosessualità, vissuta per anni come una colpa. È un momento di svolta radicale: si apre finalmente alla possibilità di amare, liberandosi da anni di repressione interiore. I suoi primi amori omosessuali sono esperienze vitali e travolgenti, ma segnate da fragilità, gelosie e abbandoni. Con Alfredo, un uomo più giovane e segnato da una vita difficile, Corrado conosce una felicità profonda. La loro convivenza è fatta di libertà, rispetto e quotidianità condivisa. La morte tragica di Alfredo, causata da un’overdose, lascia un segno indelebile, ma rappresenta anche l’apice di un amore finalmente vissuto in autenticità. Masini si sofferma con delicatezza anche sui suoi interessi culturali: la passione per il teatro, l’arte rinascimentale, la musica classica, la religione intesa come dialogo interiore più che come dogma. L’ultimo tratto della narrazione è permeato da una pacata riflessione sull’identità, sulla fede e sulla capacità di amare nonostante tutto. L’amore è tutto è il racconto di un uomo che ha cercato per tutta la vita un’affermazione di sé negata, trovandola infine nella sincerità con cui abbraccia la propria vulnerabilità e i suoi desideri più profondi.