autobiografia di Norina Prandi
a cura di Deanna Montruccoli
BREVE
Una storia di vita che si dipana tra i borghi dell’Appennino di Villa Minozzo e l’approdo a Canali, frazione alla periferia di Reggio, ai tempi in cui le famiglie contadine montanare migravano in pianura alla ricerca di una terra più redditizia e meno aspra da coltivare.
Ascolta “la vita è bella a saperla prendere – prima parte” su Spreaker. Ascolta “la vita è bella a saperla prendere – seconda parte” su Spreaker. Ascolta “la vita è bella a saperla prendere – terza parte” su Spreaker. Ascolta “la vita è bella a saperla prendere – quarta parte” su Spreaker.ABSTRACT
Norina racconta usi e tradizioni della montagna che hanno caratterizzato la sua infanzia e giovinezza: la raccolta delle castagne nei boschi d’autunno e seccate nei metati per l’inverno: gli aromi di mele e pere antiche coltivate nel frutteto: stornelli e canti a squarciagola nei cortili. In questo ambiente incontriamo figure di donne capaci di sopportare fatiche e tribolazioni, che sanno fare di tutto come la mamma Artemisia che aiuta i bambini a nascere, che sa filare, lavorare la terra, sfornare pane e dolci da ricette tramandate. Le bambine sono al lavoro dalla tenera età e conducono le pecore al pascolo, Norina e le sorelle, ancora ragazzine, si allontanano da casa per lunghi periodi al servizio dei signori a Milano e a Genova, e in Piemonte alla monda del riso. Tanti sacrifici per guadagnare un po’ di soldi. Romano è un papà amoroso, si ingegna in diversi lavori e a fare il calzolaio, per giorni e settimane sosta nelle case a confezionare le scarpe a intere famiglie. In paese lo chiamano al folai, il narratore di favole per la sua capacità di incantare i bambini con racconti di fantasia. Arrivano gli anni bui della guerra a sco
nvolgere i paesi dell’Appennino e i suoi abitanti, razzie di animali e cibi, case incendiate, gente sfollata, rappresaglie e morte. Dopo una faticosa ricostruzione, la consueta modesta vita, riprende il suo corso. Norina è testimone degli eventi, ma è una ragazza solare; sa gioire delle piccole cose, ama ballare, cantare. A vent’anni si sposa con Giovanni Belli, un incontro felice, un amore per tutta la vita. La famiglia si arricchisce di quattro figli, poi decidono di trasferirsi in pianura. Siamo negli anni ‘60, allo spartiacque fra il vecchio e il nuovo che avanza, la cultura arcaica contadina è ormai in declino. In pianura le condizioni di vita migliorano così come le opportunità per i ragazzi. Norina si è sentita subito a casa e non ha mai rimpianto la vita di montagna. Il tempo passa e lei ha conservato nell’anzianità il suo modo gioioso di porsi; è orgogliosa della sua famiglia. Giovanni e Norina sono una coppia esemplare illuminata dalla fede cristiana, testimoniata nelle vicende liete come negli accadimenti dolorosi, e da gesti di accoglienza e generosità. Norina dice: “Sono passate tante persone da casa nostra e la porta era sempre aperta per tutti”.