La storia di Angelo

autobiografia di Angelo Ferretti
a cura di Daniela Montermini

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ABSTRACT

Angelo Ferretti nasce nel 1930 in una famiglia contadina radicata nel territorio reggiano, la cui storia affonda nei secoli. I suoi antenati, già nel Settecento, erano agricoltori e allevatori, protagonisti di episodi di autodifesa contro i briganti, testimoniati da cronache locali. La cultura della lettura e un vivo interesse per l’attualità politica attraversano generazioni: suo padre, Oreste, è un socialista convinto, vicesindaco e promotore della Casa del Popolo, per la cui costruzione garantisce con beni personali. Questo impegno politico lo espone alla repressione fascista: la casa viene bruciata, la famiglia perseguitata e ridotta in povertà. L’infanzia di Angelo si consuma tra difficoltà materiali e dignità familiare. Cresce tra traslochi forzati, fame, lavori precoci e una costante mobilitazione della famiglia per mantenere un minimo di sicurezza. Le figure dei genitori, in particolare della madre Marietta, emergono come centrali: donna tenace e generosa, capace di garantire un pasto caldo anche nei momenti più bui. Angelo apprende il valore del lavoro fin da giovanissimo: a sei anni guadagna la sua prima mezza lira sorvegliando i maiali; poco dopo aiuta nella coltivazione dei bachi da seta e nei mille mestieri che garantiscono la sopravvivenza. Il fascismo è una presenza oppressiva e totalizzante. L’imposizione dell’ideologia, l’obbligo del “sabato fascista” e l’impossibilità di accedere alle attività per mancanza di divise segnano un’esperienza di esclusione e umiliazione, a cui la famiglia reagisce con resilienza. Durante la guerra, Angelo affronta bombardamenti, fughe, privazioni, ma anche esperienze formative: come quando un soldato tedesco gli offre cibo, rivelando un’umanità distante dalla propaganda. Alla scuola professionale, Ferretti trova un terreno fertile per sviluppare il proprio talento. Brillante, motivato, impara con entusiasmo nei laboratori e si distingue per ingegno e spirito pratico. Parallelamente, lavora in botteghe artigiane dove apprende il mestiere di lattoniere e idraulico. L’incontro con un vecchio operaio segna profondamente la sua formazione: attraverso il lavoro e la lettura di testi impegnati, Angelo consolida un pensiero critico e antifascista. La guerra lascia un segno profondo: i bombardamenti, la fame, la distruzione, l’arresto di familiari, la violenza politica. Il trasferimento al Villaggio Foscato è l’ennesima tappa di un’esistenza in transito, ma anche il luogo dove la sua famiglia ritrova una certa stabilità. Nonostante le difficoltà, Angelo prosegue gli studi, lavora e legge instancabilmente. Dopo un’infanzia e adolescenza segnate da privazioni, trova nella lettura – da Salgari a Cronin – non solo evasione, ma strumenti per comprendere il mondo.

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