La semplicità della vita

autobiografia di Oriele Spaggiari
a cura di Giuliana Giglio

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ABSTRACT

Oriele Spaggiari nasce nel 1922 a Bagnolo in Piano, in una famiglia contadina numerosa. Terza di sei figli, la sua infanzia si svolge in un contesto rurale segnato dalla semplicità, dal lavoro nei campi e dalla solidarietà tra fratelli. Il suo nome insolito, scelto quasi per caso, diventa presto un simbolo della sua unicità. Cresce in un ambiente affettuoso ma disciplinato, dove l’educazione è severa e i genitori – Primo e Ida – trasmettono il valore dell’impegno, della famiglia e del rispetto. Il legame con i fratelli, in particolare con Otello, è profondo e affettuoso. Con lui condivide giochi, fatiche e confidenze. Il rapporto con le sorelle è più altalenante: da rivalità infantili con Olivetta si passa, nel tempo, a un affetto maturo e stabile. L’amore per Iolanda, la più piccola, è invece subito protettivo e materno. Fin da giovanissima, Oriele si divide tra la scuola – che frequenta fino alla quinta elementare – e le attività domestiche. Mostra una precoce passione per il cucito, che coltiva con dedizione fino a farne un mestiere. Dopo anni di apprendistato presso una vicina sarta, frequenta la Scuola di Taglio Maramotti, ottenendo il diploma che le consente di lavorare in autonomia. Crea abiti per clienti, parenti e persino per sacerdoti, diventando punto di riferimento per la sua comunità. La guerra segna profondamente la sua giovinezza. Vive episodi drammatici legati ai bombardamenti, all’occupazione tedesca, alla presenza dei partigiani. Ricorda la distruzione della casa del vicino per aver ospitato un americano e la paura costante durante le incursioni notturne. Momenti di terrore e tensione che la segneranno a lungo, lasciandole un’eredità emotiva di ansia e fragilità. A 14 anni conosce Ans Valentini, il suo futuro marito. Ex partigiano, uomo generoso e dai saldi ideali, condivide con lei una vita semplice, fondata sull’amore e sul rispetto reciproco. Si sposano nel 1945, pochi mesi dopo la fine della guerra, con una cerimonia sobria ma significativa. Dal matrimonio nasce il figlio Cesare, centro affettivo della sua esistenza. Il racconto della maternità è tenero, segnato da difficoltà sanitarie poi fortunatamente superate. Oriele dedica la sua vita alla famiglia. Cresce Cesare con dedizione e, più tardi, si occupa con affetto del nipote Massimo, rinunciando anche al lavoro di sarta. Dopo la morte del marito, e poi del figlio, trova conforto nella vicinanza del nipote e della nuora Silvia, che diventano il suo nuovo nucleo affettivo.

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