autobiografia di Lidia Lodesani
a cura di Deanna Borghi
ABSTRACT
In un secolo attraversato da guerre, sacrifici e rivoluzioni silenziose, Lidia Lodesani emerge come una figura di straordinaria umanità e forza d’animo. Nata nel 1924 in una famiglia patriarcale e numerosa, cresciuta nella povertà, ma nutrita da solidi valori morali – primo fra tutti, l’insegnamento del padre a non vergognarsi della miseria, bensì della disonestà – Lidia ha saputo forgiare la propria esistenza sulla dignità, sul lavoro onesto e sull’amore incondizionato per il prossimo. Dai primi impieghi come domestica a Roma durante i duri anni della guerra, al ritorno in Emilia come assistente di un medico, passando per le fatiche nei campi e le esperienze in fabbrica, Lidia ha vissuto con slancio ogni stagione della vita, sempre guidata da una profonda vocazione: prendersi cura degli altri. Questo ideale la condurrà al cuore del suo destino: il Villaggio Belvedere di Reggio Emilia, un innovativo esperimento pedagogico e sociale, voluto da Ermanno Dossetti, dove bambini e bambine, spesso orfani o abbandonati, potevano crescere in piccoli nuclei familiari in un ambiente che replicasse la calda normalità della casa. Lì, Lidia non sarà mai una semplice collaboratrice: sarà madre, amica, educatrice, presenza silenziosa e vigile. Con i “suoi” ragazzi e ragazze costruirà legami indelebili, insegnando loro la forza della cura, del rispetto, della fiducia in sé stessi. La narrazione è punteggiata da episodi vividi, a volte esilaranti, a volte commoventi: come la notte trascorsa da sola con i ragazzi più turbolenti, la palla di neve finita sulla scrivania dell’economo, le confessioni timide delle bambine ferite dalla vita. A ogni pagina si rivela la sua incredibile capacità di entrare in relazione, di affrontare con ironia le sfide più dure, anche quelle della propria salute, segnata da una tubercolosi, un’operazione all’intestino e un’anemia cronica. Con la pensione non termina però il suo impegno: fonda a Scandiano la sede dell’AVO (Associazione Volontari Ospedalieri) e vi presta servizio per vent’anni, con la stessa dedizione di sempre. La gioia di dare, di lenire le sofferenze altrui, è la linfa che continua a nutrirla fino ai suoi novantanove anni, ancora vissuti con lucidità, spirito critico e tenera umiltà.