autobiografia di Giovanna detta Vanna
a cura di Gabriela D’Angelo
ABSTRACT
In ogni piega della memoria di Vanna, oggi novantottenne, scorre il battito profondo di un’epoca che fu e di un’Africa mai dimenticata. La sua voce, tenera ma lucida, ci guida in un viaggio affascinante tra continenti, guerre, affetti e fatiche, restituendoci il ritratto di una donna che non ha mai smesso di camminare, anche quando la strada sembrava franarle sotto i piedi. Nata a Rovigo nel 1925, Vanna segue il padre, geometra del Genio Civile, in Africa, dove la madre – modista di raro talento – sostiene con ingegno e mani d’oro l’intera famiglia. Asmara, Dessie, Massaua: nomi che diventano capitoli di un’infanzia nomade, fatta di traversate pericolose, scuole interrotte, amicizie difficili, e di quella terra africana che le entra nel cuore e non l’abbandonerà mai. I ricordi sono nitidi: l’odore dei cappelli stirati sulla sua testa, il freddo delle notti d’altopiano, le chiese imponenti e le ferite della guerra. La seconda guerra mondiale irrompe in modo crudo, con la fame, il gelo e la paura. I suoi racconti, così vividi da diventare immagini scolpite, ci restituiscono scene di disperazione e di incredibile umanità: il tentativo di rubare un ippocastano per scaldarsi, il canto straziante di una giovane madre dilaniata da una bomba, la lotta quotidiana per la sopravvivenza. Eppure, anche nella tragedia, Vanna custodisce uno sguardo lucido e pieno di pietà, che trasforma il dolore in saggezza. A sedici anni lavora alle poste, poi torna in Africa, dove incontra l’amore della sua vita, Filippo Pentimalli, elegante capostazione nato a Nairobi, che parla sette lingue e le insegna a guidare lungo i tortuosi tornanti tra Asmara e Massaua. Con lui condivide una vita di imprese: un panificio, una pensione – la “Diana” – che diventa rifugio per molti italiani, e mille piccoli e grandi atti di coraggio e resilienza. Vanna è moglie, madre, imprenditrice e testimone attenta del suo tempo. La perdita del figlio Gianpaolo, morto a sei anni, la segna profondamente, ma trova la forza di proseguire per amore degli altri due figli. Nel 1973, dopo aver abbandonato l’Eritrea a causa dei mutamenti politici, approda a Reggio Emilia, dove ricomincia da zero rilevando una tabaccheria e costruendosi, con fatica e dignità, una nuova vita. In queste pagine Vanna ci offre più di una semplice autobiografia: ci dona il senso profondo del ricordo, della memoria che consola e ammonisce. Parla ai suoi figli, ai nipoti e a tutti noi suggerendoci che la felicità si trova anche tra le rughe della fatica e che, se si ha il coraggio di vivere fino in fondo, nulla è davvero perduto.