Io so dove vado

autobiografia di Enza Maria Giroldini Gregori
a cura di Lorella Fontana

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ABSTRACT

L’autobiografia di Enza Maria Giroldini Gregori, nata nel 1917 a Chiozza di Scandiano, è il racconto di una vita intensa, ricca di volti, luoghi e mutamenti. Ultima di otto fratelli, cresciuta in una famiglia di mugnai, Enza restituisce con ironia il ritratto di un mondo contadino attraversato da miseria, dignità e solidarietà. Il mulino paterno, fulcro di vita familiare, rappresenta l’origine di un’esistenza segnata dalla laboriosità e da un senso pragmatico del vivere. Ancora giovanissima entra nel mondo delle poste, ereditando l’ufficio della zia Matilde, figura centrale nel suo percorso umano. La zia, donna forte e indipendente, la affilia per assicurarle un lavoro, facendola entrare in un sistema che all’epoca era ancora privatizzato. Il trasferimento in Toscana, a Piazze di Siena, le apre un orizzonte nuovo: qui Enza conosce personaggi illustri come Toscanini e Streglio, attratti da un medico locale noto per le sue cure miracolose. La biografia è caratterizzata da una leggerezza che non sminuisce la profondità degli eventi narrati: la morte di familiari, i lutti prematuri, le difficoltà economiche, la guerra. Enza racconta questi passaggi senza indulgere al patetico, mostrando una capacità di accogliere il dolore senza farsene travolgere. L’incontro con il futuro marito Giorgio avviene quasi per caso e si trasforma in un’unione solida, vissuta con affetto e rispetto. Enza descrive con tenerezza le differenze di carattere che li separavano, restituendo un quadro sincero del loro matrimonio, ostacolato inizialmente dalla famiglia di lui, ma saldo nella quotidianità. La nascita dei figli avviene in età avanzata per l’epoca e la maternità si intreccia con il lavoro, la gestione domestica e la presenza costante della zia Matilde, ormai anziana e malata. Uno spazio rilevante è riservato alla descrizione dei figli e dei nipoti: percorsi diversi, anche avventurosi, come quello del figlio medico in Africa e della figlia impegnata nel sociale e poi docente in Toscana. Enza osserva tutto con spirito critico, ma sempre con indulgenza, mantenendo intatto uno sguardo curioso e accogliente verso le nuove generazioni. La narrazione si popola di figure minori, come la Marculla, donna povera e generosa, o i personaggi pittoreschi del paese, che Enza tratteggia con umorismo e umanità. I ricordi si susseguono senza un ordine cronologico rigido, ma con un ritmo narrativo naturale, quasi orale, in cui affiora costantemente una memoria affettuosa e mai rancorosa.

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