Il signore ha disegnato la mia vita

autobiografia di Iride Del Monte
a cura di Gabriela D’Angelo

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ABSTRACT

Nata nel 1928 a Contea, una frazione di Rubiera sul fiume Secchia, Iride Del Monte cresce in una famiglia semplice ma affettuosa. Il padre Gino, imprenditore nel settore degli autotrasporti, e la madre Dea, donna forte e concreta, le trasmettono valori di laboriosità e dedizione. La sua infanzia è vivace e libera, ricca di giochi, piccoli guai e un fortissimo legame con la sorella maggiore Saura, più seria e riflessiva. Già da piccola Iride mostra un carattere frizzante: adora muoversi, parlare, esplorare. La sua infanzia trascorre tra trasferimenti continui al seguito del lavoro paterno, tra Milano e Sesto San Giovanni, dove la famiglia si stabilisce per alcuni anni. Lì, Iride vive in mezzo ai camionisti, mascotte dell’officina di famiglia, protagonista di marachelle e di piccoli atti di coraggio. È un’infanzia movimentata ma felice, interrotta bruscamente da una grave peritonite che la porta a essere operata e curata con affetto da un medico segnato da un lutto simile. Nel 1940, quando Iride ha 12 anni, la famiglia si trasferisce in Eritrea per raggiungere il padre, impegnato in lavori stradali coloniali. L’esperienza africana è intensa: la bellezza dei paesaggi si scontra con la durezza della guerra. A Decamerè, tra le montagne, Iride frequenta una scuola improvvisata presso la missione cattolica dei cappuccini e vive sotto continui bombardamenti inglesi. La guerra le insegna presto la paura, il coraggio e la solidarietà. La figura di padre Natale, frate carismatico e coraggioso, segna profondamente la sua adolescenza. La caduta dell’Africa Orientale Italiana e l’occupazione britannica portano a momenti drammatici: devastazioni, minacce dei ribelli e la necessità di sopravvivere con scarsissime risorse. Nel 1943, Iride e la sua famiglia vengono rimpatriate in Italia, affrontando un viaggio lungo e difficile sulla motonave Vulcania. Pochi mesi dopo, apprendono della morte del padre, ucciso da ribelli abissini. Questo evento lascia un segno indelebile nella vita di Iride. Tornata a Rubiera, Iride riprende gli studi e si diploma maestra. Inizia la carriera in montagna, in scuole isolate e senza mezzi. A Cerredolo conosce Carlo, futuro marito, reduce da un campo di lavoro in Germania. Si sposano presto e costruiscono insieme una famiglia serena e numerosa, con quattro figli. La loro casa è sempre piena di amici, animali da soccorrere e risate. Con il tempo, Iride coltiva il valore dell’amicizia, della fede e dell’impegno sociale. Fondatrice del gruppo “L’età dell’oro”, continua a promuovere incontri per anziani, riflessioni sulla fede e momenti di condivisione. Dopo la morte del marito nel 2008, lo sente ancora vicino nella preghiera.

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