utobiografia di Vasco Tagliavini
a cura di Lucio Reggiani
ABSTRACT
Vasco Tagliavini nasce a Reggio Emilia nel 1937; suo papà Basilio fa il macellaio e sua mamma Bruna Bondavalli è impegnata nel “mandare avanti” una famiglia di 5 persone, due figlie oltre a Vasco. I ricordi dell’infanzia sono quelli di un bambino allegro, malgrado lo scenario della guerra; che passa le estati in campagna a casa dei nonni, va con gli amici a fare i bagni nel canale, e cercare nidi nei campi; coltiva altre passioni come suonare la fisarmonica, ma la passione più autentica era quella di prendere a calci un pallone. Vasco studia e frequenta le scuole: terminate le medie si iscrive a ragioneria, anche se comincia a fare fatica a conciliare lo studio con la grande passione per il calcio. Vasco ricorda una professoressa che riteneva disdicevole per uno studente giocare a calcio; invece un altro insegnante, che forse aveva intuito le sue grandi potenzialità, lo assecondava in ogni modo. Vasco negli anni del “Secchi” gioca in squadre minori della Provincia e si mette in luce nei tornei studenteschi. La svolta arriva quando ha 16 anni; un osservatore dell’Inter, lo nota in una partita in Mirabello, e lo propone per un provino alla squadra meneghina. Da quel giorno comincia l’avventura di Vasco nel calcio che conta. A Milano alloggia in una pensione in zona stazione centrale e, considerata la sua scolarità alta per il periodo e gli ingaggi non certo paragonabili agli attuali, gli viene proposto, dopo gli allenamenti, per incrementare l’ingaggio un ruolo in segreteria. A volte doveva recapitare missive alla ditta del Presidente dell’Inter, Angelo Moratti, e questi quando lo vedeva magro e filiforme si inteneriva ed un giorno gli disse: “Oggi vieni a pranzo da noi così mia moglie Erminia ti rimette un po’ in carne”. Fu così che Vasco conobbe tutta la famiglia Moratti. Vasco esordisce in prima squadra nel campionato 1957/58; nel 1958 esordisce anche nella nazionale giovanile, anticamera di quella maggiore; lo stesso anno incontra in una patita amichevole Edson Arantes do Nascimento meglio conosciuto come Pelè. All’ingresso in campo il portiere Giorgio Ghezzi gli disse: “Vasco marcalo stretto”, al che Vasco rispose borbottando un commento infelice su Pelè del quale ebbe però modo di pentirsi. In quegli anni quando Vasco rientrava a Reggio era fermato e riconosciuto. Solo suo padre mostrava distacco per il calcio e l’unica volta che fu “costretto” ad andare a San Siro preferì andare al vicino ippodromo per una corsa di cavalli. Nel 1960 venne ceduto all’Udinese sempre in serie A. Vasco ricorda Udine come un posto tranquillo ed accogliente; in quella città conobbe Alessandra Vendrame giocatrice di basket che in seguito divenne sua moglie. Dopo avere appeso le scarpette al chiodo, lo prende la nostalgia di casa ed accetta la proposta di allenare il Guastalla e quindi la Triestina in serie D. La carriera di Vasco volge al termine e negli anni della senescenza vive di una pensione che spetta ai lavoratori dello spettacolo e dello sport; non ha accumulato ricchezze come invece capita ai calciatori di questo periodo.