autobiografia di Afro Pedroni
a cura di Cesare Mattioli
ABSTRACT
Afro Pedroni nasce nel 1925 in una numerosa famiglia mezzadrile nella campagna reggiana, tra Albinea e Regnano. Fin da bambino è immerso in un mondo rurale fatto di fatica, solidarietà e ristrettezze. L’infanzia, segnata dall’assenza di gioco e dall’obbligo del lavoro, getta le basi della sua indole laboriosa, creativa e tenace. La casa natale, una torre colonica circondata da vigneti, diventa per lui “il posto più bello del mondo“, un simbolo di radici e identità, descritto con affetto e nostalgia. L’adolescenza di Afro coincide con i drammatici eventi del fascismo e della guerra. Arruolato nel 1943, vive l’esperienza devastante del fronte e della prigionia mancata, riuscendo fortunosamente a fuggire e tornando a casa dove resta nascosto per quasi due anni. La descrizione di quei mesi è intensa e carica di angoscia, ma anche di speranza, fino alla Liberazione del 25 aprile 1945, vissuta come rinascita. Nel dopoguerra sposa Gina, la compagna fedele e laboriosa che lo affianca per 46 anni. Con lei e i figli Mauro e Adriano, affronta le difficoltà della vita contadina, il passaggio dalla mezzadria all’affitto, e infine la conquista della proprietà di una casa. Gina rappresenta per Afro il perno emotivo ed etico della sua esistenza; la sua perdita, causata da un ictus, è narrata con commozione profonda. Afro non si ferma mai. Dopo aver lasciato la campagna, lavora come magazziniere nelle spedizioni internazionali, dove, pur iniziando da zero, riesce a conquistare stima e fiducia. Anche in questo nuovo ambito dimostra spirito di adattamento, disciplina e orgoglio operaio. Ma è nella sua attività artistica che trova la massima espressione personale. Utilizzando pezzi di legno scartati, realizza centinaia di oggetti – utensili contadini, vasi, aratri in miniatura – che celebrano un mondo ormai scomparso. “Disegnava con la mente e con gli occhi” senza mai cercare guadagno, ma solo soddisfazione interiore. Le sue opere sono un atto di memoria e un tributo alla civiltà contadina. Profondamente impegnato nel sociale, Afro ha fatto parte di cooperative, consigli comunali e movimenti politici. Uomo di sinistra, ha sempre creduto nel confronto e nell’evoluzione delle idee, restando curioso e aperto al cambiamento. La sua filosofia di vita si fonda su rispetto, laboriosità, umanità e senso del dovere. Negli anni della vecchiaia, nonostante la ridotta mobilità causata dal diabete, conserva lucidità e dignità. È assistito con affetto dai figli e da una rete familiare ancora solida. Afro guarda alla vita con gratitudine, senza recriminazioni, convinto che ogni piccolo progresso conquistato con il lavoro e l’onestà sia stato un traguardo prezioso. Rimane il ricordo vivido della collina natale, simbolo di un’epoca e di un’identità indelebile.