Il paltò bordeaux

autobiografia di Silvana Peterlini
a cura di Patrizia Credidio

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ABSTRACT

Silvana Peterlini nasce a Bagno di Reggio Emilia nel 1937, in una famiglia contadina numerosa e provata dalle difficoltà dell’epoca. Cresce durante gli anni bui della Seconda guerra mondiale, in un contesto segnato dalla paura, dalla povertà e dalle continue minacce rappresentate dai bombardamenti, dai passaggi dei soldati e dalla presenza dei tedeschi. Fin da piccola si assume molte responsabilità: accudisce i fratelli più piccoli, aiuta nei lavori domestici e si occupa degli animali, sostituendosi spesso alla madre impegnata nei campi. Il ricordo del rifugio scavato dal padre per proteggere la famiglia dalle bombe e la presenza costante del pericolo rappresentano una memoria indelebile nella sua infanzia. L’autorità del padre, uomo severo e poco affettuoso, si contrappone alla dolcezza della madre, figura centrale e rassicurante. Il racconto della guerra si intreccia con la descrizione delle dinamiche familiari, tra sacrifici quotidiani, episodi dolorosi e piccole gioie come la prima cioccolata ricevuta dagli americani alla fine del conflitto. Silvana frequenta la scuola elementare fino alla quarta classe, interrotta dalle vicende belliche. Mostra attitudine soprattutto per la matematica, ma le condizioni economiche e sociali non permettono di proseguire gli studi. Inizia quindi a lavorare da giovanissima nel settore della maglieria, contribuendo all’economia domestica con determinazione e senso del dovere. Il titolo dell’autobiografia fa riferimento a un cappotto bordeaux appartenuto alla madre e tramandato per generazioni, simbolo tangibile dell’essenzialità e del valore attribuito agli oggetti nella cultura contadina. A 16 anni conosce Vasco, che diventerà suo marito dopo un lungo fidanzamento. Si sposano nel 1964 e, grazie alla collaborazione con i fratelli di lui, costruiscono una casa che diventerà il centro della loro vita familiare. Da questa unione nascono due figli, Giordano e Matteo, ai quali Silvana dedica tutto il suo tempo, trasmettendo valori di onestà, responsabilità e affetto. Il marito, uomo semplice, ma generoso e capace, condivide con lei sacrifici e soddisfazioni, finché la malattia lo colpisce precocemente, costringendolo a una lunga e dolorosa disabilità. Dopo la morte del marito, Silvana trova conforto nei figli e, soprattutto, nei nipoti. Il rapporto con loro è una nuova stagione affettiva, fatta di gioco, cura e trasmissione della memoria. Le sue giornate si riempiono di piccoli piaceri: camminate, cucina, cucito, e la partecipazione agli spettacoli teatrali del figlio minore.

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