autobiografia di Livio Vannini
a cura di Giacomo Borgatti
ABSTRACT
Questa autobiografia è un lungo filo intrecciato con mani umili e cuore saldo, la storia di Livio Vannini, uomo nato nel 1931 in una campagna povera ma generosa, la cui vita si è svolta tra fatiche, passioni e fede incrollabile nella Provvidenza. Sin dalla nascita, Livio si trova a fare i conti con la fragilità fisica – una malformazione ai piedi – ma anche con una resilienza precoce che ne segnerà l’intera esistenza. I primi anni di vita di Livio scorrono tra latte scaldato per il fratellino, animali curati con affetto e i primi rudimenti del lavoro nei campi. Poi l’incontro fortuito con una sarta apre un varco inatteso: la scoperta di un talento nascosto, una vocazione, la sartoria. Questo mestiere diventerà la sua strada, tra umiliazioni iniziali, maestri burberi e la tenacia di imparare a dispetto della povertà. Nel racconto si intrecciano episodi della Seconda guerra mondiale, narrati con intensità struggente: le notti di paura, le bombe, i rastrellamenti, la convivenza forzata con i tedeschi, la violenza dei partigiani più feroci. Ma non c’è rancore nella voce di Livio, solo una testimonianza limpida, spesso scomoda, sempre umana. I ricordi si fanno carne: le punizioni ingiuste, gli agnelli sacrificati, le ragazze rapate e umiliate, il padre prelevato dai partigiani, le minacce ricevute da ragazzino. È un mondo che pulsa dolore e resistenza, fatto di dignità, di fame e di piccoli gesti salvifici – come una torcia spenta in tempo o una preghiera sussurrata davanti alla Madonna. L’amore arriva in punta di piedi, in una fiera paesana, tra danze e promesse. Si fa matrimonio, maternità attesa e tormentata, figli fragili da curare con tutto l’amore possibile. I momenti di sconforto sono profondi: le crisi depressive della moglie, le malattie del figlio, le difficoltà economiche, la tentazione della disperazione. Ma proprio in quegli attimi più bui, la Provvidenza si manifesta – sotto forma di un parente alla porta, una parola salvifica detta per caso, una mano tesa quando tutto sembra perduto. La vita di Livio è anche dedizione al lavoro: prima come sarto, poi come operaio alla Confit, dove conclude la carriera con onore. E nel frattempo cresce come marito, padre e infine nonno, sempre grato alla vita, nonostante tutto. L’autobiografia si chiude con riflessioni amare ma serene sulla solitudine, sul lutto per il fratello, sulle malattie affrontate con coraggio, e sull’amore per la moglie, ancora viva nella memoria nonostante la sofferenza.