autobiografia di Aurelio Govi
a cura di Deanna Montruccoli
ABSTRACT
Aurelio Govi per gli amici Vrelio, classe 1921. Una vita radicata nella tradizione contadina della terra reggiana. L’infanzia in seno alla famiglia patriarcale, una nidiata di sedici tra fratelli e cugini, accuditi amorevolmente dalla mitica noneina Maria quando le madri sono impegnate nel lavoro dei campi. “Quali sono i miei fratelli e sorelle?” si chiede Aurelio a cinque anni, e dovrà crescere prima di capire il grado di parentela che li distingue. In famiglia i ruoli sono ben definiti, ai più anziani il comando: al rezdor conduce il lavoro e l’economia, la rezdora governa le faccende domestiche. Nella prima metà del ‘900 la povertà è diffusa, tuttavia in casa Govi il cibo di produzione propria basta a sfamare le molte bocche: ortaggi, uova, latte, poca carne e polenta a sazietà. Odori nell’aria di pane sfornato, di mosto in autunno, di ciccioli al tempo della macellazione del maiale. Aurelio, uno dei numerosi figli del mezzadro, gioca con Gabriella la figlioletta dei padroni sua coetanea, tra loro una simpatia naturale, un primo amore innocente. A dodici-tredici anni di età si comincia a lavorare: i ragazzi nei campi e le ragazze a preparare il corredo. La fatica però è alleviata dalla leggerezza dei momenti di festa, negli scherzi combinati, nel desinare tutti insieme al grande tavolo preparato dalla noneina in cortile. I rintocchi delle campane della chiesa vicina, scandiscono il tempo e richiamano alle funzioni religiose, occasioni propizie all’incontro per giovani e anziani. Aurelio, vent’anni e la guerra in corso, è richiamato alle armi come altri giovani amici e parenti. Giovanni, uno dei fratelli, non farà più ritorno a casa. Il conflitto volge al termine, nella primavera del 1945, le tre case coloniche abitate dai contadini Govi sono incendiate per un attacco aereo. Aurelio fortunosamente è nei campi, vede la sua casa bruciare e sente le grida di aiuto degli abitanti che cercano di mettere in salvo se stessi e gli animali domestici. Tuttavia gli effetti devastanti della guerra non prevalgono sullo spirito di solidarietà dei foglianesi, che prontamente accorrono per dare ospitalità ai Govi e un ricovero provvisorio al loro bestiame. Si ritorna alla normalità, Aurelio partecipa alle iniziative della parrocchia e alla vita politica; negli anni 50’, collabora con i compaesani alla costruzione di un teatrino oratorio, luogo di ritrovo per spettacoli, riunioni, cinema. Arriva la stagione dell’amore, Aurelio si sposa con Elena; nel frattempo, da mezzadro è diventato coltivatore diretto, proprietario del podere. Aurelio guarda soddisfatto alla sua vita, ha affrontato fatiche e tribolazioni saldo nei valori ricevuti in famiglia godendo delle gioie semplici, e vive il presente dell’amore per i figli e i nipoti.