I miei ricordi

autobiografia di Renato Bedocchi
a cura di Maddalena Cagnolati

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ABSTRACT

Ricordare è una buona occasione per rivedere sé stessi. Magari per sorridere di sé, facendosi cullare dalla bellezza del passato, dalla grandezza che ognuno sfiora nel corso della vita. Gli occhi di Renato si sono illuminati spesso nel ricordo, quasi a interpretare di nuovo i momenti grandi della sua personale storia. A volte, si sono posati sulle immagini che, con il raccontare, sono riapparse a lui come se facessero parte del presente. Ha cantato la Bohème per la sua badante Larissa, stringendole la mano come forse faceva, giovane uomo, con la sua amata Itilia. Poi ha riso di sé e delle situazioni buffe del suo tempo di ragazzo di Gardenia. I suoi ricordi erano pronti, come se attendesse il momento del racconto. E una volta iniziato, non ha più smesso, come un torrente di montagna al disgelo. In alcuni momenti è tornato bambino, quando ha raccontato della fuga in Africa, un episodio “doppio”, tra il reale e l’immaginario, che apre e chiude, in due versioni differenti, la sua storia. Bambino e adulto insieme: in un caso si è lasciato andare, raccontando forse la verità “vera” sul giorno della fuga, correggendosi poi (tornato Renato “adulto”) con la versione “ufficiale”, quella che forse ha raccontato a suo tempo a sua madre per evitare una punizione. Ho voluto rappresentare, in apertura e chiusura della sua autobiografia, queste due versioni, che testimoniano aspetti diversi di lui. Questa è la storia di Renato bambino e di Renato adulto.

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