Giulina

autobiografia di Giuliana Bernhardt
a cura di Patrizia Lasagni

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ABSTRACT

Giuliana Bernhardt, nata a Empoli nel 1938 da madre toscana e padre tedesco, racconta con autenticità e profondità la propria vita, segnata da violenze, privazioni, ma anche da resilienza, amore e riscatto. L’infanzia è trascorsa in un contesto di povertà e repressione politica: il padre, mastro vetraio dotato di talento artistico, è vittima delle persecuzioni fasciste per le sue idee democratiche, mentre la madre, figura severa e austera, porta avanti la famiglia con tenacia. Giuliana cresce in un clima di tensioni ideologiche e di violenze domestiche, in particolare subendo frequenti punizioni fisiche. La narrazione è punteggiata da eventi drammatici: l’esperienza della guerra, i bombardamenti, la morte del nonno e del padre per le conseguenze delle violenze subite. A questo si aggiunge un evento tragico e centrale nel racconto: lo stupro da parte di un soldato americano, subito da bambina durante l’occupazione alleata. Questo trauma incide profondamente nella sua crescita e nella sua percezione del mondo, segnando una frattura emotiva che riaffiora nel tempo. La giovinezza di Giuliana è una fase di ribellione silenziosa e desiderio di emancipazione. Trasferitasi a Reggio Emilia, scopre per la prima volta il senso di libertà e indipendenza, lontano dall’opprimente controllo familiare. Sposa un uomo violento e autoritario, dal quale ha due figli, Sabrina e Davide. Dopo anni di soprusi, trova il coraggio di separarsi e ricostruirsi una vita grazie al lavoro stabile presso l’ospedale psichiatrico San Lazzaro. Il lavoro, l’istruzione e l’amore per la lettura diventano strumenti fondamentali di riscatto. A trent’anni completa le scuole, si iscrive alle magistrali e partecipa attivamente alla vita politica e sindacale. Determinante nella sua rinascita è anche l’amore con Roberto, uomo colto e sensibile, che condivide con lei venticinque anni di profonda intesa fino alla sua morte nel 2007. Con lui vive momenti di gioia, cultura e rispetto reciproco. È un amore tardivo ma maturo, fondato sulla solidarietà e sull’ascolto. Giuliana si racconta con ironia, consapevolezza e una grande forza d’animo. Denuncia le violenze subite, ma non si lascia definire da esse. Partecipa ai movimenti femministi locali, si lega a “Nondasola” e “Nonunadimeno”, trovando nella militanza un nuovo senso d’identità e appartenenza. Gli ultimi anni li dedica al teatro, alla scrittura e alla riflessione sulla vecchiaia, che vive come fase di libertà interiore, nonostante le difficoltà fisiche e familiari. Il rapporto con i figli, complesso e a tratti conflittuale, è segnato da incomprensioni ma anche da amore profondo. L’educazione, le scelte politiche, i modelli genitoriali divergenti emergono come fonte di confronto generazionale. Giuliana riflette anche sul suo ruolo di nonna e sul desiderio di essere ricordata per ciò che ha dato, con autenticità.

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