autobiografia di Giuliano Strozzi
a cura di Silvana Renzi
ABSTRACT
Giuliano Strozzi, nato a Villa Bagno di Reggio Emilia nel 1937, racconta con vivacità e umanità la sua lunga esistenza, intrecciando memoria personale, storia collettiva e cultura popolare emiliana. Cresciuto in una famiglia di mezzadri, sin dall’infanzia sperimenta la fatica del lavoro nei campi e le ristrettezze di una vita semplice ma dignitosa. La povertà, l’assenza di infrastrutture e il duro lavoro dei genitori sono narrati con affetto e rispetto, in particolare il ruolo instancabile del padre, figura centrale e amatissima, e della madre, laboriosa e protettiva. L’autobiografia, arricchita da dettagli minuziosi, è un vero e proprio archivio di usi, costumi e mestieri scomparsi. Strozzi documenta con passione la “pcarìa” (la macellazione del maiale), la spigolatura, l’arte del norcino e quella del contadino, ma anche i giochi d’infanzia, come i “quarcin” o le gite con gli amici. Ne emergono immagini vivide del mondo rurale e della socialità di un tempo, ormai perduto. Il linguaggio è preciso, ironico, spesso poetico, con uno stile personale che mescola aneddoto e riflessione, nostalgia e pragmatismo. Grande spazio è dedicato allo sport, in particolare al ciclismo. Giuliano, prima ragazzo di bottega, poi ciclista amatoriale, diventa negli anni un appassionato promotore sportivo: partecipa a gare, fonda un gruppo sportivo aziendale alla Tetra Pak, contribuisce alla creazione dello Stadio di Rubiera e soprattutto ideatore della celebre camminata “La Caretera ed Rubera”, evento che unisce sport e identità locale. Le sue cronache di corse, allenamenti, cadute e vittorie sono raccontate con entusiasmo contagioso e senso di appartenenza. Accanto alla passione sportiva, si sviluppa la dimensione affettiva e familiare. L’incontro con Graziana, futura moglie, viene descritto con la dolcezza di un amore giovane e tenace, culminato nel matrimonio nel 1963. Con lei condivide non solo la vita quotidiana e la crescita dei figli Cinzia e Pierpaolo, ma anche attività imprenditoriali e sociali. Insieme gestiscono la mensa Enal, affrontano difficoltà economiche e coltivano amicizie durature. Il racconto di Strozzi è anche una cronaca del cambiamento sociale italiano dal dopoguerra ad oggi: il passaggio dalla civiltà contadina all’industrializzazione, dalle case senza acqua corrente all’impegno sindacale e alla vita cittadina. Tuttavia, Giuliano non dimentica mai le sue radici: l’amore per la terra, per i valori del lavoro, per la solidarietà tra vicini, e per quella “normalità” che oggi appare eccezionale. Con grazia e dignità, Giuliano compie il suo “giro del mondo”, un viaggio dentro e fuori di sé, fatto di biciclette, pane e affetti.