autobiografia di Anna Villani
a cura di Francesca Caroli
ABSTRACT
In questa autobiografia, Anna Villani ripercorre con lucidità, affetto e un senso di gratitudine le tappe fondamentali della sua esistenza, intrecciando memoria personale, lavoro, famiglia e paure infantili. Al centro del racconto emerge la figura di una donna forte e operosa, la cui vita è stata profondamente segnata dal lavoro nel caseificio di famiglia e dai legami affettivi con i genitori, i fratelli, il marito e i figli. Infanzia e lavoro sono due cardini del racconto. Anna, primogenita di quattro fratelli, cresce in un ambiente rurale e umile ma dignitoso, tra caseifici e campi, senza mai conoscere la fame. Fin da bambina lavora duramente nella latteria di famiglia, contribuendo alla produzione del formaggio con compiti fisici gravosi. L’evocazione di questi anni è ricca di dettagli tecnici e sensoriali, e mette in luce il sacrificio e la fatica che hanno temprato il suo carattere. La figura del padre, casaro di professione, è oggetto di intensa riflessione: severo, distante e segnato da una giovinezza tragica (orfano di entrambi i genitori), il padre incarna un modello maschile autoritario e poco affettuoso, ma profondamente amato e rispettato. Al contrario, la madre, descritta come instancabile e buona, rappresenta per Anna un punto di riferimento emotivo e operativo insostituibile. Molto forte è l’attenzione ai legami familiari, che Anna tratteggia con minuzia, affetto e nostalgia: le zie sarte che le insegnano a cucire, il nonno materno che lavora per una famiglia benestante, i figli e le nipotine che rappresentano la sua più grande gioia. Non manca lo spazio per i dolori privati, come l’incidente in moto del padre, vissuto con forte trauma, o la perdita prematura del primo figlio. Ampio spazio è dedicato al matrimonio con Pietro, descritto come il grande amore della sua vita: un uomo gentile, appassionato di musica e di casa, con cui Anna condivide 43 anni di vita coniugale e due figli. Il ricordo è velato da tenerezza e rimpianto, specialmente dopo la sua scomparsa. L’autobiografia si chiude con riflessioni sul presente e sul futuro, dove emergono sentimenti di solitudine, nostalgia e il desiderio di essere ricordata come una donna dedita e affettuosa. La musica, il cucito, i film di Govi e i ricordi dei giochi infantili arricchiscono il ritratto di una donna che, pur avendo avuto poco tempo per sé, considera la sua vita piena e ben vissuta.