autobiografia di Ebe Davoli
a cura di Lucio Reggiani
BREVE
“Come stai Ebe, che piacere vederti, quanti anni sono passati dal giorno in cui mi hai aiutato a mettere al mondo mio figlio; pensa un po’ che adesso ha quasi 40 anni”.
ABSTRACT
Ebe Davoli nasce nel 1922 a Cadelbosco Sotto e cresce in una famiglia patriarcale di sane tradizioni; quando aveva appena 10/12 mesi, su consiglio del medico di famiglia, venne data in affido a degli zii che avevano maggiori disponibilità economiche rispetto ai genitori. Le due famiglie mantennero ottimi rapporti ed Ebe crebbe con l’affetto dei genitori biologici e di quelli adottivi: gli zii. Per comprendere il contesto bisogna calarsi nella realtà di quegli anni fatta di stenti e miserie nei quali scarseggiavano cibo e medicine. Va anche sottolineato che passati i momenti più gravi di difficoltà i genitori biologici cercarono di riportarla a casa e raggiunsero il compromesso di lascarla in affido, ma frequentarla e vederla quotidianamente sapendo che la bambina poteva crescere in un ambiente più agiato. Quando scoppia la guerra Ebe ha 18 anni, si trasferisce con la famiglia in centro a Novellara e corona il sogno di iscriversi alla facoltà di ostetricia presso l’Università di Modena, all’Ospedale Sant’Agostino; vive lontano da casa, a Modena, in una specie di solaio e conosce quella che diventerà un’amica per la vita: Sara Mantovani. I contatti con la famiglia erano sporadici: durante una delle rare visite a casa scoprì che suo padre, che era antifascista, teneva nascosto in solaio un rifugiato politico. A guerra finita Ebe fu pervasa dalla voglia di vivere e divertirsi; suo padre per festeggiare il conseguimento del diploma di ostetrica le regalò una pelliccia, cosa rarissima per quei tempi ed Ebe per la sua bellezza e la sua eleganza fu molto corteggiata. Una sera, durante un veglione alla riseria, conobbe un giovane garbato ed educato: Lino Soprani e questi il 29 Aprile 1947 divenne suo marito. Dopo alcuni interinati vince la condotta di ostetricia di Novellara e nel frattempo nasce sua figlia Simonetta. In quel periodo le ostetriche, come i medici, erano a disposizione 24 ore su 24; i parti avvenivano quasi tutti in casa ed Ebe, all’inizio in bicicletta, poi in lambretta (regalo di papà Aquilino) infine con una giardinetta che le serviva anche per portare le gestanti in Ospedale in caso di necessità, assisteva con amore e passione le gestanti, prima durante e dopo il parto. Ebe divenne ben presto popolarissima a Novellara per la sua disponibilità e il suo modo di fare. In quegli anni non esistevano ecografie ed i bambini nascevano anche nelle stalle essendo gli ambienti più caldi delle case coloniche. Nei primi anni ‘60 nacquero i primi consultori e da quel momento il lavoro migliorò. Ebe si è ritirata dal lavoro nel 1982 e ancora oggi è ricordata con affetto e simpatia da tanti Novellaresi che ha aiutato a venire al mondo ed a crescere.