autobiografia di Maria Angela Soncini
a cura di Mariangela Sorenti
ABSTRACT
Un viaggio straordinario nel tempo e nello spazio: così si potrebbe definire la vita di Maria Angela Soncini, che ci affida il suo ricchissimo racconto autobiografico, colmo di vita vissuta, memorie familiari, sacrifici e felicità quotidiane. Nata nel 1940 in Tripolitania, in un villaggio coloniale italiano nel cuore della Libia, la sua esistenza è una lunga tessitura di eventi storici e personali che si intrecciano in modo indissolubile, muovendosi tra due continenti, guerre, fughe, ricostruzioni, amori e partenze. Il primo respiro lo prende in terra africana, figlia di due giovani italiani partiti col sogno di costruire un futuro tra le sabbie e i campi della Libia. Ma l’idillio viene subito incrinato dall’entrata in guerra dell’Italia, costringendo la famiglia a un primo esilio a Parma. Da lì, il pendolo della sua vita oscilla tra la Libia, dove ritorna bambina, e l’Italia, sempre presente come terra d’origine, di nostalgia e destino. Maria Angela tratteggia con vividezza un mondo ormai scomparso: le cooperative agricole italiane in Africa, i villaggi tra eucalipti e dune mobili, le vasche per l’irrigazione dove si impara a nuotare, le feste giovanili con tanghi e fisarmoniche, e soprattutto il microcosmo del “Bar Tommaso”, regno del padre, commerciante ingegnoso e ostinato, e della madre, sarta e anima operosa della famiglia. La quotidianità si intreccia con eventi tragici o straordinari: incendi, incidenti, malattie, ma anche il primo amore, la proposta di matrimonio, e il ritorno clandestino in Libia, con un’odissea via mare e l’internamento in un campo profughi. Poi, la rivoluzione libica del 1969, il colpo di stato di Gheddafi, la cacciata degli italiani e la perdita dolorosa di tutto. Eppure Maria Angela e Carlo, suo marito, non si arrendono. Tornati in patria con due figli piccoli e nulla in mano, ricostruiscono la loro vita a Rubiera e poi nel Mugello, in un “podere senza strada”, dove si reinventano pionieri, contadini, vinificatori, in un’avventura agreste che si scontra con neve, fango, acqua scarsa e difficoltà immani, ma si nutre di libertà, sogni concreti e amore familiare. La forza narrativa di Maria Angela è nella sua semplicità disarmante, nella capacità di ridare voce ai dettagli quotidiani, alle persone incontrate, agli oggetti e ai luoghi che compongono l’arazzo della sua esistenza. La sua voce è quella di chi non ha mai smesso di osservare, amare, ricordare e rimboccarsi le maniche. Le sue memorie, raccolte con sensibilità da Mariangela Sorenti, offrono al lettore non solo il ritratto di una vita straordinaria, ma anche uno spaccato della storia italiana minore, quella fatta dai dimenticati, dai lavoratori, dai migranti, dagli esuli e dai sognatori.