vietato ai distratti e frettolosi
autobiografia di Maria Migliaccio
a cura di Silvana Renzi
ABSTRACT
L’autobiografia di Maria “Rosa” Migliaccio è il racconto di una vita lunga, complessa, segnata da eventi storici drammatici e da un’infaticabile dedizione agli affetti, al lavoro e alla memoria. Nata a Pozzuoli nel 1922, Rosa attraversa il Novecento portando dentro di sé e trasmettendo l’identità di una donna forte, sensibile, eclettica e generosa. Uno degli aspetti più salienti della narrazione è il ruolo determinante che ha avuto zia Giuseppina, figura affettiva e guida fondamentale. La zia, con un amore quasi materno, ha letteralmente strappato Rosa al giogo paterno – un padre autoritario, distante e severo – portandola a Reggio Emilia nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. Questo trasferimento rappresenta una svolta decisiva nella vita si Rosa: la libertà, l’incontro con il futuro marito Florido, la possibilità di emanciparsi lavorativamente e affettivamente. La tragica morte della zia, colpita da un mitragliamento aereo mentre cercava viveri per il battesimo del figlio neonato, resta il “nodo” emotivo più profondo e doloroso della narrazione, un trauma mai del tutto elaborato. Altro tema centrale è l’emancipazione femminile attraverso il lavoro. Rosa non ha potuto proseguire gli studi oltre la quinta elementare, ma ha compensato con una passione inesausta per la lettura e l’apprendimento pratico. Ha lavorato in fabbrica e da casa, cucendo, ricamando, adattando capi d’abbigliamento con ingegno e gusto. Nonostante le difficoltà, ha sostenuto la famiglia con fierezza e sacrificio, esemplare modello di operosità. Infine, spicca il suo potente legame con la memoria. Rosa ha coltivato la scrittura poetica e diaristica fin da bambina, annotando riflessioni, componendo poesie ispirate dalla natura e dagli affetti. Sfogliando le sue “fotografie parlanti”, rivive i momenti più significativi della propria esistenza: l’infanzia tra coccole e ristrettezze, l’amicizia struggente con la piccola Pinuccia morta di tifo, l’esperienza della guerra vissuta prima a Pozzuoli e poi da sfollata a Ghiardo di Bibbiano, il matrimonio, la maternità, il duro lavoro, l’orgoglio per i figli e i nipoti. La narrazione è intrisa di sensibilità e realismo, alterna leggerezza e tragedia, e restituisce non solo il ritratto di una donna ma anche quello di un’Italia popolare, attraversata da trasformazioni profonde.