autobiografia di Ottavia Corradini
a cura di Orianna Montanari
ABSTRACT
Nata nel 1926 a Telarolo, nel comune di Castellarano, Ottavia Corradini cresce in un contesto rurale segnato dalla mezzadria. La sua infanzia si svolge tra la fatica del lavoro nei campi e il rigore di una famiglia numerosa e laboriosa, dove si coltivano valori di solidarietà. Pur nella semplicità della vita contadina, la sua famiglia gode di una relativa stabilità: cibo, abiti e istruzione elementare non mancano. Ottavia, tuttavia, interrompe presto gli studi per assistere la madre e contribuire alle attività domestiche. Il racconto si snoda in un mondo arcaico, fatto di telai, pecore, stalle e feste di borgata, ma anche di padroni invadenti e di una vita segnata da ritmi duri. Il lavoro agricolo, sempre collettivo, è affrontato con dignità e senza retorica. Le pagine più vivide sono dedicate ai piccoli episodi quotidiani: la paura per una saetta che devasta la stalla, la corsa di un cavallo lanciato giù per una collina, la severità dei rapporti di mezzadria, in cui ogni patata raccolta veniva contata. L’adolescenza di Ottavia è profondamente segnata dalla guerra. La famiglia si trasferisce a San Bartolomeo, al “Casinazzo”, dove la giovane vive il clima di tensione e pericolo dell’occupazione nazifascista. Ottavia e sua sorella diventano staffette partigiane, portano messaggi e armi, assistono a rastrellamenti, nascondono partigiani in rifugi sotterranei. Episodi drammatici – come l’attacco a Villa Cucchi o la ritirata tedesca – vengono narrati con partecipazione emotiva. Il coraggio si accompagna a una profonda consapevolezza del rischio e della posta in gioco. Finita la guerra, la vita riprende, tra entusiasmo e voglia di futuro. Ottavia si sposa con Cesare, anch’egli ex partigiano, e insieme affrontano il dopoguerra costruendo una famiglia e una casa. Cesare lavora prima in Belgio come minatore, poi come muratore; Ottavia si divide tra il lavoro nei campi, la cura dei figli e il servizio presso famiglie. La loro determinazione li porta a edificare, letteralmente con le proprie mani, una casa che diventerà il fulcro della vita familiare. Nel corso degli anni, Ottavia partecipa alle campagne di raccolta dei pomodori, cresce le figlie Sonia e Loretta, si prende cura dei nipoti. Solo più tardi, a cinquant’anni, Ottavia scopre il piacere dei viaggi, visitando Russia, Tunisia, Olanda. È la conquista di una libertà mai concessa prima, guadagnata dopo una vita di lavoro, sacrificio e dedizione.