autobiografia di Elena Castagnetti
a cura di Deanna Borghi
ABSTRACT
Nata nel 1923 in una numerosa famiglia emiliana, Elena cresce in un ambiente di solidi valori affettivi e morali, dove il senso del dovere, la sobrietà e la solidarietà sono principi fondanti. Fin da bambina dimostra una spiccata vivacità, accompagnata da un forte attaccamento alla famiglia, che resterà una costante per tutta la sua esistenza. La narrazione si apre con i ricordi dell’infanzia a Quattro Castella, scanditi dalla povertà dignitosa della quotidianità rurale, dall’ingegno materno e dalla figura paterna, severa ma giusta, intrisa di un’umana tenerezza. La casa, i lavori manuali, i giochi semplici, le punizioni simboliche, i piccoli episodi domestici: tutto contribuisce a delineare un mondo perduto, eppure mai idealizzato. L’adolescenza, attraversata da difficoltà economiche e dalla precoce responsabilità familiare, si colora anche di leggerezza: le uscite con le amiche, le prime sale da ballo, gli amori giovanili. Tra questi emerge la figura di Enzo, futuro marito, conosciuto in un contesto popolare e sposato durante la Seconda guerra mondiale, in condizioni materiali precarie. Il matrimonio si intreccia con eventi bellici traumatici: Enzo è deportato in Germania e ritorna solo a conflitto concluso, mentre Elena, rimasta sola con il figlio neonato, affronta l’emergenza, la fame e la paura con determinazione e spirito di sacrificio. Il dopoguerra si apre con la perdita della madre e un nuovo ruolo di Elena come figura centrale nella riorganizzazione affettiva e materiale della famiglia. Il secondo figlio, Giorgio, nasce nel nuovo appartamento assegnato dallo IACP, simbolo di riscatto e speranza. Seguono gli anni dell’impegno lavorativo al calzificio, delle prime vacanze familiari e dell’accoglienza offerta ai fratelli, ai nipoti, ai figli cresciuti. Quella casa di montagna diventa un centro gravitazionale affettivo che riflette il carisma di Elena, capace di tenere uniti i legami familiari con naturalezza e generosità. La vecchiaia, che conclude il racconto, è abitata da solitudine e perdita, ma anche da una dignità ferma, da una memoria lucida e da una serenità conquistata. Elena si rifugia nei ricordi e nella fede, ma rimane attiva, partecipe, curiosa del mondo, pur criticandone i mutamenti che percepisce come segni di decadenza etica e civile.