autobiografia di Rina Ferretti
a cura di Maria Pia Chiesi
BREVE
Raccontarsi ha una valenza catartica, potente e disarmante. Cercando dentro di sé, Rinetta ha trovato la sua verità, andando oltre i timori ed i condizionamenti. Le biografie possono avere questo effetto straordinario, di vedere sé stessi con occhi diversi, e consentire a chi legge di scoprire altri lati di sé, lasciando trasparire come si è stati dentro la pelle della propria esistenza.
ABSTRACT
È un po’ complicato parlare delle emozioni. Ho vissuto in modo molto normale. Forse ho ritenuto tante cose non così eccezionali da essere memorizzate. O forse non sono abbastanza romantica da riuscire a raccontarle… Sono una chiacchierona però, ed ho tanti anni di vita da raccontare. Al principio ho avuto qualche titubanza. Mi sono chiesta se mi stavo esponendo al giudizio degli altri, perché essere giudicata non mi piace. Sono convinta che i problemi, le disgrazie (e ne ho avute tante), vadano sempre affrontati senza delegare a nessuno la soluzione, ed accettati, anche se con tempi lunghi e dolorosi. La vita può essere più o meno bella, serena, tranquilla, brutta, amara, triste, ingiusta, ma va sempre vissuta, cercando di migliorarla, con il ricordo costante di chi non è più tra noi. Mi ritengo, nonostante tutto, una persona fortunata. Rina (Rinetta)
Raccontare le vite degli altri è sempre un’esperienza speciale. È un incontro su più piani, che porta a fare i conti con sé stessi, con le proprie emozioni più profonde. La vita di Rinetta ha sobbalzato più volte affrontando prove, incontrando ostacoli, ma alla fine ha sempre trovato il coraggio per andare avanti, e dire sì all’esistenza. Rinetta ha lasciato dietro di sé silenzi, tratti di vita pennellati di bianco, che a volte tornano a materializzarsi in uno sguardo carico di significati. I tanti “non ricordo” hanno lasciato spazio, piano piano, alle emozioni del racconto, ai luoghi, a figure riapparse tra lo stupore ingenuo di una ragazzina: “ma veh, cosa mi viene in mente!”, seguiti da un sorriso, da uno sguardo malinconico. Ma anche dall’indignazione di una donna che non riesce a comprendere la disumanità nel mondo. Ho seguito i suoi passi, tra i pericoli della guerra e la sua indole ribelle, tra i campeggi dei pionieri e il suo diventare donna insieme a Enzo, l’uomo della sua vita. Ho visto i suoi occhi illuminarsi parlando dei viaggi, dei figli, della famiglia e degli amici. Ho toccato il suo dolore per ciascuna delle prove che ha affrontato, e sentito il suo pudore nel voler proteggere le zone scoperte del suo passato. Finché un pomeriggio ho sentito un cambio di passo, iniziato con una dichiarazione a sé stessa: “Come posso non parlare di Silvano… Farei un torto a me stessa, oltre che a lui. Non tolgo niente a nessuno, parlandone. Quello che ho vissuto con Enzo rimane, con tutta la sua forza.”. Maria Pia