autobiografia di Bruna Beltrame
a cura di Deanna Borghi
ABSTRACT
Bruna Beltrame nasce nel 1935 a Olonzac, in Francia, da genitori italiani emigrati per lavoro. Il suo nome, scelto per evocare un legame con l’Italia e con il cugino “Bruno”, riflette da subito un’identità radicata nella famiglia e nel senso di appartenenza. Trasferitasi in Italia con la famiglia a causa delle leggi del regime fascista, cresce a Grions del Torre, un paese friulano vicino a Udine, in un contesto rurale, modesto ma dignitoso, dove impara il valore del lavoro e del sacrificio, soprattutto attraverso l’esempio della madre, figura cardine della sua infanzia. L’infanzia di Bruna è segnata da lutti familiari – la morte di tre fratellini – e da una precoce consapevolezza delle difficoltà economiche. Ricorda con emozione e lucidità i piccoli riti della vita contadina, come il Natale semplice e sereno, e le credenze popolari legate alla commemorazione dei defunti. L’adolescenza si svolge tra responsabilità domestiche e i primi turbamenti amorosi, fino all’incontro con l’unico, grande amore della sua vita: Franco. Con lui condividerà 59 anni di matrimonio, un’unione solida e appassionata che la accompagnerà fino alla sua vedovanza nel 2015. Trasferitasi a Bologna, Bruna vive con entusiasmo l’esperienza cittadina. L’appartamento in via della Pietra diventa il suo rifugio prediletto, amato per la vista panoramica e la quiete dell’ultimo piano. Insieme al marito cresce due figli: Luciana e Giuliano. La maternità è per lei esperienza di dedizione assoluta, ma anche fonte di dolore indicibile: Luciana muore prematuramente di cancro, lasciando un figlio piccolo, Michele, che Bruna amerà profondamente. Il rapporto con la suocera, conflittuale e segnato da ferite mai del tutto rimarginate, occupa un posto significativo nel racconto, a dimostrazione di quanto la sfera familiare abbia inciso profondamente sulla sua interiorità. Tuttavia, nonostante le sofferenze, Bruna affronta la vita con forza, precisione e un rigore morale che guida le sue scelte quotidiane. Si descrive come una donna esigente, ma capace di amare e di servire con discrezione. Una parte centrale della sua autobiografia è dedicata al volontariato, attività che ha accompagnato tutta la sua esistenza. A Bologna è membro attivo del gruppo vincenziano, le “Volontarie di San Vincenzo”, con cui si dedica ad attività di supporto ai poveri, gestendo guardaroba, organizzando raccolte fondi e aiutando nei reparti ospedalieri. Anche dopo il trasferimento a Reggio Emilia, Bruna continua ad aiutare gli altri, partecipando con entusiasmo ai progetti di AUSER e della Caritas locale.