Alti e bassi la vita è fatta cosi

autobiografia di Ada Borgonovi
a cura di Maria Adduce

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ABSTRACT

Ada Borgonovi nasce nel 1924 a Pegognaga, in una famiglia di contadini poveri ma affettuosi. Cresce in un contesto rurale segnato da grandi sacrifici: il lavoro nei campi e nella stalla inizia presto, l’infanzia è priva di giochi, ma ricca di solidarietà e senso del dovere. Dall’esperienza della scuola elementare – interrotta prematuramente per aiutare in casa – ai primi lavori di fatica, Ada racconta la sua giovinezza con schiettezza e una vena di ironia che alleggerisce anche i momenti più duri. La vita alla Staffola, borgo agricolo dove si trasferisce nel 1935 con la numerosa famiglia, rappresenta un punto centrale della narrazione: un microcosmo di relazioni, mutuo soccorso e lotte quotidiane. In quel luogo Ada incontra Nino Pecchini, il futuro marito, e ne segue le tracce di impegno politico e militante. Il contesto storico è quello del fascismo, della guerra, della Resistenza. Ada vive sulla propria pelle le privazioni, i bombardamenti, le repressioni, le ingiustizie. Le sue parole evocano un’umanità semplice ma coraggiosa, capace di ribellarsi e organizzarsi. Nino, divenuto partigiano nelle valli piemontesi, subisce anche l’arresto e la prigionia, da cui riesce rocambolescamente a fuggire. Tornato alla vita civile, prosegue il suo impegno sindacale e politico con tenacia, rinunciando a benefici personali per sostenere il collettivo. Ada, al suo fianco, ne condivide ideali e fatiche: affronta malattie, opera in condizioni sanitarie precarie, cresce il figlio Nicola in un’Italia ancora profondamente segnata dalla miseria del dopoguerra. La loro unione, formalizzata nel 1950, è fondata su valori comuni: onestà, senso del lavoro, giustizia sociale. Ada ripercorre con precisione e affetto le tappe della costruzione di una famiglia e di una casa, da lungo tempo agognata. Le modeste conquiste – un mobile nuovo, una stanza in più – acquistano, nel suo racconto, un valore simbolico profondo. Parallelamente, Ada coltiva l’impegno sociale: partecipa all’UDI, milita nel partito, lavora nei campi e accudisce bambini di amici e compagni di lotta. Il racconto si anima di episodi vividi e talvolta comici, che restituiscono il calore delle relazioni umane in tempi difficili. Particolarmente toccante è il legame con Mirco, bimbo accudito come un figlio, a cui resterà profondamente legata. Nel finale, l’autobiografia assume toni di riflessione amara ma lucida: Ada osserva con sgomento il degrado della politica contemporanea, la perdita dei valori per cui lei e Nino hanno combattuto. Il confronto tra il rigore morale della sua generazione e la corruzione diffusa oggi è netto. Tuttavia, anche nell’indignazione, emerge il desiderio che i giovani possano ancora costruire un mondo più giusto.

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