autobiografia di Giancarla Spaggiari
a cura di Silvana Renzi
BREVE
“Al settimo cielo”. È stata la simpatica risposta di Giancarla quando le ho chiesto a che piano abitasse. L’ironia c’è. La sua nuova casa, lì al settimo piano, ha un terrazzino, abitato da fastidiosi piccioni che mettono a dura prova la sua tolleranza; le dannose incursioni lasciano tracce sul davanzale e sul bucato. Mostra poi un oggetto in un angolo: la riproduzione in gomma di un serpente acciambellato che dovrebbe tenerli lontani, avendo l’accortezza di spostarlo di tanto in tanto, “per non fare scoprire il trucco e indispettire i pennuti”. La pazienza anche c’è.
Silvana
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Nel corso degli incontri Giancarla si sorprenderà di come certi episodi possano riaffiorare e arricchirsi di qualche particolare in più. Tuttavia a volte è incerta: un ricordo che deriva da un altro, un frammento che andrebbe prima o dopo, o magari appare come se fosse stato un po’ alterato, la rendono incerta. Gli esperti parlano di “falso ricordo”. A tale proposito, lettori coetanei di Giancarla, o persone informate, leggete benevolmente, in particolare, del bombardamento sulla centrale elettrica, le Officine Reggiane, la ferrovia, l’istituto San Lazzaro, che nel testo può essere stato riportato in maniera imprecisa. È stato lasciato volutamente così come le si è riproposto al ricordo. Gli uni, correggeranno, gli altri approfondiranno l’importante storia locale della città di Reggio Emilia – come delle altre città italiane – quella che non si apprende dai testi scolastici: la storia con l’iniziale minuscola, ma non per questo meno vera, così come l’ha percepita chi l’ha vissuta direttamente. È certo che la paura, l’incertezza, le ristrettezze, il freddo, la fame, le malattie, e tutte le realtà che i terribili anni della guerra hanno portato, quelli, non si confondono, non si dimenticano. E poi ci sono episodi di vita personale che lasciano sensazioni ed emozioni anch’esse indelebili. Giancarla quando riemerge questo o quel ricordo è soddisfatta. Si rammarica che il passare degli anni le ha portato via qualche efficienza; al contempo recupera un atteggiamento non rassegnato. Non rinuncia alla sua autonomia compatibilmente con l’età delicata. Sa che la predisposizione a provare emozioni positive fa vivere in modo meno negativo anche i problemi fisici. Ha ancora relazioni interpersonali significative, scambi affettivi, alimentati da interessi sociali. Il terrazzino affaccia sul parco e lei ora vede gli alberi dall’alto, al di sopra della chioma; una visuale insolita, non ordinaria. I ricordi sbiaditi, stropicciati, dagli anni trascorsi, li porge come panni stirati dalla spontaneità del suo raccontare. Risulta facile comprendere una volta di più l’utilità di affidare e custodire i preziosi ritagli di vita.
Silvana